Cerca nel blog

domenica 30 maggio 2010

giovedì 27 maggio 2010

VMware annuncia la disponibilità di VMware Workstation 7.1

Oggi VMware ha annunciato il rilascio di VMware Workstation 7.1, prodotto che introduce più di 10 nuove features ed una serie di strumenti dedicati agli sviluppatori per il test e la distribuzione di software.

Tra le feature di rilievo spiccano:
  • il raddoppio delle performance nella gestione della grafica 3D per DirectX 9.0 e supporto per l’accelerazione HW con OpenGL 2.1 per le macchine virtuali con Windows 7, Windows Vista. Questa funzionalità oltre a rendere più fluida la riproduzione di video,migliorare l’esperienza nell’impiego di giochi, rendono le VM di VMware Workstation 7.1 supportate e raccomandate per applicazioni come AutoCAD 2011.
  • ottimizzazione nelle performance con processori Intel della famiglia Core i3, i5, i7 per una più rapida crittazione decrittazione delle VM protette con l’algoritmo 256-bit AES
  • supporto per VM più grandi, con 8 processori virtuali oppure 8 virtual core, 32 GB di memoria RAM e 2 TB di disco virtuale;
  • possibilità di importare ed esportare VM pacchettizzate in formato Open Virtualization Format (OVF 1.0) per l’upload diretto verso VMware vSphere;
  • miglioramento della modalità Unity per il lancio delle applicazioni virtualizzate direttamente dalla barra delle applicazioni di Windows 7, che garantisce un’esperienza superiore nell’uso delle applicazioni installate nelle VM ed eseguite nel sistema host;
  • supporto per la stampa “Driver-less” per poter utilizzare la stampante del PC direttamente dalla VM senza dover fornire i device driver o configurare la stampante;
  • funzionalità di AutoProtect per attivare la creazione automatica di snapshot ad intervalli temporali precisi, proteggendo l’ambiente da crash improvvisi rendendo più semplici le sessioni di debug/sviluppo o test di applicazioni non ancora stabili;
  • sistema integrato ed automatico per il controllo, il download ed l’installazione degli update di VMware Workstation
  • supporto per più di 600 sistemi operativi comprese le ultime release di linux come Ubuntu 8.04.4, Ubuntu 10.04, OpenSUSE 11.2, Red Hat Enterprise Linux 5.5, Fedora 12, Debian 5.0.4, Mandriva 2009.1

Per maggiori informazioni:

mercoledì 26 maggio 2010

VMware Converter: errore nel ridurre la dimensione di un volume

Durante la procedura di riduzione della dimensione del volume, VMware Converter si avvale della modalità di clonazione “File level” e non "block level".

Con questo metodo ogni singolo file nel file system della macchina di partenza viene copiato nel disco virtuale della VM, pemettendo un livello di granularità maggiore rispetto alla copia dei blocchi. Questo metodo potrebbe comportare un maggiore tempo di conversione ma permette, appunto, il ridimensionamento del volume.

L’errore generato da VMware Conveter si manifesta nel caso in cui il file system della macchina sorgente non si trovi in uno stato ottimale, come ad esempio:
  • file system fortemente frammentato;
  • device fisico con settori guasti (bad sectors);
  • file system danneggiato;
  • file mancanti nella tabella degli indici del file system NTFS

Nelle condizioni sopra riportate VMware Converter fallisce tra il 3% ed il 92% mostrando l’errore “conversion failed” e tracciando i seguenti errori:
  • Cannot read from source volume. 'App' 6520 error] [fileLevelCloningTaskImpl,267] Pcopy_CloneTree failed with err=3" (nel log VMware Converter)
  • fileLevelCloningTaskImpl (nel VMware Log)

Per prevenire questo problema, prima di procedere con la riduzione del volume, eseguire delle routine di controllo del disco che si desidera convertire (ad esempio chkdsk o sfc per MS-Windows) e lanciare un tool deframmentazione.

Per maggiori informazioni consultare la KB 1014872

martedì 25 maggio 2010

VMware Tool specifiche per il proprio Guest OS (OSPs)

Oltre alle VMware Tools che si installano dal vSphere Client, è possibile ottenere una versione specifica per il proprio sistema operativo. Il software viene fornito con pacchetti che utilizzando il formato standard di installazione supportato dal Guest OS, sono ad esempio disponibili pacchetti rpm e deb.

Queste VMware Tools sono un’alternativa a quelle “tradizionali” e soprattutto il formato del package permette di sfruttare i meccanismi di aggiornamento software nativi del sistema operativo permettendo di trattare le VMware Tools nello stesso modo di tutti i software standard contenuti nella VM.

I package sono disponibili per specifiche versioni di ESX (a partire da ESX 3.5U2 ad ESX 4.0U1) e ovviamente per specifiche versioni di Guest OS, tra le quali:
  • Community ENTerprise Operating System (CentOS) 5
  • Community ENTerprise Operating System (CentOS) 4
  • Oracle Enterprise Linux 5
  • Oracle Enterprise Linux 4
  • Red Hat Enterprise Linux 4
  • Red Hat Enterprise Linux 5
  • SUSE Linux Enterprise Desktop 11
  • SUSE Linux Enterprise Server 11
  • SUSE Linux Enterprise Server 10
  • SUSE Linux Enterprise Server 9
  • Ubuntu 9.0.4
  • Ubuntu Linux 8.10
  • Ubuntu Linux 8.04
È possibile scaricare il software al seguente URL: http://packages.vmware.com/tools ricordando che l’utilizzo di questi pacchetti specifici di VMware Tools è comunque subordinato alle condizioni di licenza stabilite da VMware (VMWARE MASTER END USER LICENSE AGREEMENT)

Ulteriori risorse:

lunedì 24 maggio 2010

VMware annuncia un nuovo programma di certificazione

Proprio oggi, 24 maggio, VMware ha annunciato il rilascio di due nuove certificazioni che andranno a rinforzare la VMware Certified Professional (VCP).

Certified Advanced Professional Program (VCAP), questo il nome del programma di certificazione si colloca ad un livello intermedio tra la VCP e la VCDX (che conta al mondo pochissimi certificati).

Lo scopo di questo programma è quello di differenziare ulteriormente i candidati che da anni lavorano con VMware ed hanno dimostrato solide conoscenze sull’infrastruttura e che soprattutto continuano a supportare tecnologicamente VMware e gli utenti finali nel percorso di transizione verso il cloud computing.

VCAP prevede di fatto 2 certificazioni adatte sia ai partner sia agli utenti finali:
  • VMware Certified Advanced Professional Datacenter Administration (VCAP-DCA)
  • VMware Certified Advanced Professional Datacenter Design (VCAP-DCD)

VCAP-DCA si rivolge ai System Administrators, consulenti e Technical Support Engineers che si occupano di ambienti molto vasti e/o complessi. Oltre al setup dell’ambiente il candidato dovrà essere in grado di sfruttare gli strumenti per l’automazione, pianificare e progettare soluzioni virtuali basate sulle componenti di VMware vSphere Enterprise. I primi esami saranno disponibili a partire dal 12 di Luglio.

VCAP-DCD p rivolta agli IT Architects e Consulting Architects che progettano ambienti multi-site tipicamente per le grandi aziende. Il candidato ideale, oltre ad avere un’approfondita conoscenza delle componenti core di VMware vSphere, dovrà avere solide basi di storage, network e una preparazione sulla metodologia di progettazione lato data center. Oltre a questo è necessaria una conoscenza delle applicazioni, dell’infrastruttura fisica e delle possibili relazioni con l’infrastruttura virtuale. Le registrazioni per gli esami saranno disponibili ad Agosto.

Oltre al corso VMware vSphere: Install, Configure, Manage, per aiutare i candidati relativamente alla formazione, VMware ha reso disponibili diverse corsi di formazione erogati dai VMware Authorized Training Center (VATC), suddivisi per certificazione:
  • VCAP-DCA: VMware vSphere: Troubleshooting e VMware vSphere: Manage for Performance
  • VCAP-DCD: VMware vSphere: Design Workshop

Per maggiori informazioni:

giovedì 20 maggio 2010

VMware e Google collaborano sul Cloud Computing

In una press release di VMware del 19 Maggio2010, l’azienda annuncia una collaborazione tecnologica con Google in merito alla portabilità delle applicazioni in ambito Cloud. In modo particolare si fa riferimento a SpringSource, Google Web Toolkit e Google App Engine.

Con questi strumenti gli sviluppatori di applicazioni saranno in grado di produrre software in modo più efficiente e in chiave Cloud, permettendo di avere, oltre ad un cloud OS anche applicazioni idonee a questa nuova interpretazione dell’IT. I benefici non si limitano al solo sviluppo ma anche alla gestione del ciclo di vita ed alla distribuzione del software.

Lato Google, si aspetta l’annunzio del supporto per Spring Java in Google App Engine. Utilizzando la suite di strumenti SpringSource, basati su Eclipse, i programmatori potranno progettare applicazioni nel modo che riterranno più produttivo con la flessibilità di scegliere di distribuire la propria applicazione nell’ambente “private cloud” basato su vSphere, in un cloud pubblico grazie ai partner di VMware oppure direttamente in Google App Engine.

Il primo risultato di questa partnership è la collaborazione per combinare la velocità si Spring Roo (un RAD ovvero strumento di sviluppo rapido) con la potenza di Google Web Toolkit (GWT) con il fine di creare applicazioni web ancora più ricche ed elaborate, facendo leva sulle tecnologie già supportate dai nuovi browser come AJAX and HTML5.

Oltre allo sviluppo le due aziende stanno collaborando per integrare Spring Insight (uno strumento per tracciare le performance delle applicazioni di SpringSource tc Server) con Speed Tracer (strumento simile ma di casa Google) con lo scopo di rendere performanti le applicazioni scritte con il nuovo tool VMware-Google.

Per maggiori informazioni consulatre l'articolo "VMware to Collaborate with Google on Cloud Computing"

Risorse aggiuntive:

lunedì 17 maggio 2010

Snapshot ed inconsistenza dei backup basati su Change Block Tracking

Qualche tempo fa abbiamo parlato di “Backup di VM e Change Block Tracking (CBT)”. Questa tecnologia potrebbe, in alcune condizioni, rendere inconsistenti i backup incrementali.

Il problema si manifesta quando si esegue il backup di una macchina virtuale facendo leva si CBT ed in presenza di una snapshot se, successivamente al backup, si decide di eliminare la snapshot senza “committare” i dati.

L’inconsistenza è proprio dovuta all’uso di CBT che, tendo traccia dei blocchi cambiati tra un’operazione di backup e quella successiva, non è in grado di gestire la condizione dell’eliminazione della snapshot; snapshot che viene utilizzata quale riferimento per determinare i blocchi cambiati.

Ricapitolando il probelma si manifesta quando:

  1. la VM è creata con virtual HW 7;
  2. il prodotto di backup fa leva sulla features “Change Block Traking”;
  3. la VM viene salvata con un full backup;
  4. la VM viene messa in stato di snapshot;
  5. la VM viene salvata con un backup incrementale, sempre facendo leva su CBT:
  6. la VM torna allo stato iniziale, eliminando la snapshot senza la commit dei dati (REVERT);
  7. la VM viene salvata con un backup incrementale, sempre facendo leva su CBT:
Nell’ultimo passaggio il programma di backup genera un set di backup inconsistente in quanto fa riferimento ad un set di blocchi (e di dati) che sono stati eliminati da un’operazione manuale.

Per evitare il problema è importante comprendere le modalità d’uso delle snapshot per quelle VM che si intende proteggere. Per evitare il problema è possibile ricorrere ad un full backup quando si elimina una snapshot. Se, invece, l’uso delle snapshot con possibili eliminazioni sono una necessità e risulta difficile da tenere sotto controllo è sconsigliabile ricorrere al backup incrementale.

Come soluzione alternativa è possibile eliminare il file CTK, ovvero il file che mappa i blocchi del VMDK. Questo file si trova nel datastore dove si trova la VM, e può essere eliminato con macchina virtuale accesa. Grazie a questa operazione il software di backup non disporrà del riferimento dei blocchi modificati dall’ultima operazione, quindi eseguirà un full backup.

Per maggiori informazioni consultare la KB 1021607

mercoledì 5 maggio 2010

vStorage API e VMware Consolidated Backup

Con l’introduzione delle vStorage API, VMware ha notevolmente migliorato la gestione dei backup permettendo:
  • una più facile implementazione
  • migliorando la semplicità per la manutenzione
  • migliorando le prestazioni sul backup ovvero riducendo le finestre di tempo di quest’ultimo
Una delle componenti principali delle vStorage API è il VDDK. VDDK sta per “Virtual Disk Development Kit” si tratta di una raccolta di librerie che permmettono alle applicazioni di gestire e manipolare direttamente i dischi virtuali.


VMware vStorage API

VCB, VMware Consolidated Backup, è un frame work, di backup che sfrutta internamente delle API per accedere ai dischi virtuali. Di conseguenza è un’applicazione esterna che si interpone tra il software di backup e l’infrastruttura virtuale, pilotando le snapshot e la gestione del VMDK. VCB non permette all’applicazione di backup di accedere ai singoli blocchi del disco virtuale, caratteristica invece fornita dalle vStorage API.

Le vStorage API per “Data Protection” offrono le seguenti features:
  • integrazione nativa con i software di backup, ovvero le API possono essere direttamente richiamate dal software per eseguire i backup delle VM senza passare ulteriori prodotti o frame work.
  • backup centralizzato senza impegno dell’host ESX;
  • supporto per backup full, incrementali, differenziali. Restore rapido dell’intera VM via SAN o LAN
  • supporto per backup e restore file level per i Guest OS supportati (Microsoft e Linux)
  • supporto della consistenza applicativa per le VM Windows grazie all’utilizzo di VSS
  • supporto per il backup delle VM indipendentemente dallo storage utilizzato, Fibre Channel, iSCSI, NAS e storage locale
Le vStorage API per Data Protection sono disponibili in tutte le versioni di VMware vSphere 4 fatta eccezione della versione gratuita di ESXi.

Per maggiori informazioni è possibile consultare i seguenti link: