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sabato 31 luglio 2010

Consigli utili per l’uso delle snapshot in ambienti VMware

In una recente KB, VMware affronta il tema delle snapshot per le macchine virtuali cerando di definire delle best practices per il loro utilizzo.

In primo luogo le snapshot non sono backup, anche se molti software ricorrono a questa tecnica. Le snapshot, quando lanciate, sono dei file utilizzati dalle VM per scrivere le differenze dei dati rispetto al disco originale che, lasciato libero ovvero non aperto in scrittura, viene salvato dal software di backup.

Il numero massimo si snapshot in una catena è 32, tuttavia VMware raccomanda di non superare catene di 2-3 snapshot. L’uso di catene molto lunghe si traduce in una significativa perdita di performance.

L’uso delle snapshot dovrebbe essere limitato al tempo necessario all’operazione che ha richiesto il loro utilizzo (backup, applicazione di patch, test di un processo) e comunque per non più di 24-72 ore. Questo approccio previene la crescita “abnorme” della snapshot, la cui dimensione può raggiungere quella del disco originale, situazione che può condurre a problemi nella fase di eliminazione e o commit dei dati.

Particolare attenzione deve essere prestata per l’utilizzo delle snapshot con alti volumi di transazioni, come DB o e-mail server, poiché è possibile arrivare ad avere in poco tempo file molto grandi capaci di esaurire l’intero datastore.

Se si utilizzano software di terze parti che fanno leva sulla tecnica delle snapshot, è importante monitorare l’ambiente per assicurarsi che le snapshot aperte vengano poi eliminate.

La configurazioni di allarmi in vCenter in grado di segnalare quando una VM utilizza una snapshot oppure quando la dimensione di una snapshot supera una determinata soglia.

L’articolo contiene inoltre i collegamenti per material utile come:
  • comprendere le snapshot;
  • risoluzione dei problemi relative all’uso delle snapshot.

Per maggiori informazioni consultare la KB 1025279

giovedì 29 luglio 2010

VMware Update Manager: stop alla protezione per le VM

VMware Update Manager (VUM) è il plug-in di VMware vCenter che, fin dalla Virtual Infrastructure 3, permette di gestire l'applicazione delle patch sia per gli host ESX sia per le VM con guest OS Linux/Windows e le relative applicazioni.

VMware ha annunciato che vCenter Update Manager 4.1 sarà l’ultima versione del prodotto a consentire l'attività di patch management a livello di VM.

Sarà comunque possibile utilizzare VUM per l’aggiornamento del virtual HW e delle VMware tools, baseline già presenti in vSphere 4.0 ed in continuo sviluppo.

Per maggiori informazioni consultare le release notes di vSphere 4.1

mercoledì 28 luglio 2010

VMware Consolidated Backup: End Of Life rimandata... ma non troppo

Lunga vita a VCB. VMware ha annunciato l'estensione del supporto per VCB anche per VMware vSphere 4.1 e le relative patch, più precisamente si parla di VCB 1.5 Update 2.

Questa estensione del supporto è in accordo con le "policy di supporto VMware" adottate per la piattaforma VI3.

VCB non sarà supportato dalle successive release, minor o major, di vSphere 4.1

Per maggiori informazioni consultare le release notes di vSphere 4.1

lunedì 26 luglio 2010

La nuova proposta VMware per il mercato SMB

Contemporaneamente all’annuncio di vSphere 4.1, VMware ha annunciato le nuove soluzioni per il mercato medio piccolo (SMB) permettendo di usare le più avanzate funzionalità della piattaforma di virtualizzazione ad un prezzo estremamente accessibile.

In primo luogo VMware ha rimarchiato ESXi in VMware vSphere Hypervisor, prodotto che continua ad essere disponibile a costo zero. L’hypervisor nella sua versione stand-alone rappresenta comunque un blocco fondamentale sul quale costruire, in un secondo tempo, una solida infrastruttura virtuale in quanto non vi sono differenze con il virtualizzatore utilizzato nelle versioni a pagamento dell'offerta VMware.

Con VMware vSphere Hypervisor è possibile mettere in produzione ambienti virtuali partendo con il processo di server consolidation, riducendo sia i costi capitali sia i costi operativi.

Nel caso in cui si desiderasse gestire più server è possibile passare a VMware vSphere 4.1 Essentials, soluzione resa ancora più economica, per la gestione di infrastrutture fino a 6 processori.

Con la versione VMware vSphere 4.1 Essentials Plus, è inoltre possibile fornire all’infrastruttura protezione in caso di crash del server fisico grazie a VMware HA ed eliminare i downtime pianificati grazie a VMware VMotion che permette lo spostamento a caldo delle VM tra host fisici sia per bilanciare manualmente i carichi di lavoro sia per evitare disservizi a causa di manutenzione da farsi sul server fisico.

La presenza di VMotion, funzionalità prima disponibile solo in edizioni superiori nel portafoglio VMware, nella versione Essentials Plus rappresenta messaggio importante dell’attenzione che VMware dà al mercato medio piccolo.

Per maggiori informazioni è possibile consultare i seguenti link:

mercoledì 14 luglio 2010

VMware vSphere 4.1

Il 13 luglio VMware ha annunciato la disponibilità della versione 4.1 di vSphere.

vSphere 4.1 rappresenta un ulteriore passo nella trasformazione dell’infrastruttura IT che grazie a questo Virtual Datacenter OS, può essere gestita ancora più efficientemente. La soluzione porta numerosi miglioramenti suddivisibili nelle seguenti aree:
  • installazione e deployment
  • storage
  • rete
  • affidabilità
  • gestione
  • miglioramenti s ulla piattaforma
  • ecosistema di partner

Di seguito vengono riportati i miglioramenti più significativi categorizzati secondo le aree sopra indicate.

Installazione e Deployment
  • vSphere 4.1 sarà l’ultima piattaforma che metterà a disposizione, come Hypervisor sia ESX sia ESXi. Dalla major release successiva il virtualizzatore sarà disponibile solo come ESXi, è quindi auspicabile pensare già da ora ad adottare ESXi o provvedere alla migrazione dei server ESX esistenti.
  • Il vSphere Client 4.1 è stato rimosso dal kit di installazione dell’Hypervisor; dopo l’installazione sarà possibile scaricare il software dal sito VMware oppure dal vCenter Server
Storage
  • ESXi ora supporta il boot from SAN in ambiente Fibre Channel , iSCSI e FCoE.
  • ESX è in grado si demandare le operazioni legate allo storage su specifiche apparecchiature. Si parla quindi di accelerazione dell’hardware e di integrazione con l’array attraverso le vStorage API (VAAI), che permettono di eseguire operazioni più velocemente con un consumo inferiore delle risorse quali CPU, memoria e banda.
  • Con vSphere 4.1 ESX è migliorata la visibilità del throughput e della latenza dell’host e delle VM cosi come il supporto per la risoluzione dei problemi legati di performance dello storage. Le statistiche relative ai datastore NFS sono disponibili sia nella scheda performances in vCenter sia in esxtop.
  • Gestione del quality-of-service per lo storage I/O, attraverso il controllo di share e limiti che permettono di migliorare l’accesso allo storage da parte delle VM indipendentemente dall’host sul quale stanno girando. Attraverso il controllo dell’I/O gli amministratori di vSphere sono in grado di assicurare sempre, alle VM più importanti l’adeguato accesso alle risorse dello storage anche in caso di congestione.
Rete
  • Controllo del Network I/O che permette il partizionamento flessibile della banda delle NIC fisiche a seconda delle tipologie di traffico, compreso quello delle VM, di vMotion, VMware Fault Tolerance e traffico dello storage via IP (solo per i vNetwork Distributed Switch ).
  • Supporto per l’adeguamento dinamico dell’algoritmo di teaming per il load balancing, per distribuire efficacemente il carico di lavoro tra tutte le schede di rete fisiche associate ad un vNetwork Distributed Switch.
Affidabilità
  • Supporto completo per le VM protette da “Windows Failover Clustering” (ex MSCS) ospitate in un cluster VMware HA.
  • Miglioramenti sulla scalabilità di VMware HA, ovvero è stato eliminato il limite di VM “sostenibili” in base al numero di nodi appartenenti al cluster.
  • Il vSphere client fornisce, nella dashboard per VMware HA, una nuova finestra chiamata “Cluster Operational Status”. Questa finestra mostra maggiori informazioni sullo stato delle attività correnti di VMware HA compreso gli specifici errori e stato per ogni host del cluster.
  • Miglioramenti su VMware Fault Tolerance, ovvero il controllo automatico del piazzamento della VM primaria e secondaria su host differenti ma con un livello di patch compatibile fra di loro evitano situazioni nelle quali la differenza di software tra gli Hypervisor non permetta la corretta esecuzione di FT. Inoltre è possibile disabilitare VMware HA anche quando ci sono VM protette da FT all’interno del cluster, permettendo azioni di manutenzione all’ambiente senza la necessità di disabilitare FT.
  • Interoperatività tra DRS, VMware HA e Fault Tolerance , ovvero le VM protette da FT potranno beneficiare delle funzionalità di DRS sia per quanto riguarda il bilanciamento sia per l’accensione; oltre alla “collaborazione” tra DRS ed HA in caso di avvio dio VM a causa del crash di un host..
  • Miglioramenti delle performance per la rete di logging utilizzata da Fault Tolerance finalizzati ad ottimizzare il throughput e riducendo il carico sulla CPU. Introdotto il supporto per le NIC virtuali vmxnet3 per le VM protette da FT.
  • Con vSphere 4.1 è possibile gestire più sessioni concorrenti VMware Data Recovery
  • Miglioramenti per le “vStorage APIs for Data Protection (VADP)” che offrono il supporto della quiescenza VSS per Windows Server 2008 e Windows Server 2008 R2, garantendo la consistenza applicativa per le operazioni di backup/restore.
Gestione
  • Miglioramenti della vCLI, con l’introduzioni di controlli per SCSI, VAAI, rete e per le VM, compresa la possibilità di terminare VM non più operative.
  • Possibilità di ridirigere le porte seriali delle VM attraverso la rete.
  • Possibilità di utilizzare Host Profiles per la gestione del cambio password dell’amministratore, supporto per Cisco Nexus 1000V e per l’ordinamento dei device PCI.
  • vCenter Update Manager 4.1 introduce il supporto per la gestione delle patch richiamate (Handling Recalled Patches), ovvero UM è in grado di inviare immediatamente una notifica sulle patch critiche che vengono richiamate evitando che queste vengano applicate anche se sono già state scaricate.
  • Miglioramento per il “Power Management” ovvero il supporto per lo stato di “deep sleep” per ridurre il consumo di corrente elettrica. Il vSphere Client grazie alla sua GUI permette di scegliere una delle 4 policy per la gestione dello stato di power dell’host, inoltre è possibile, per le nuove piattaforme dotate di power meter, osservare la storia dei consumi energetici dell’host.
Miglioramenti sulla piattaforma
  • vCenter Server 4.1 è in grado di supportare il triplo delle VM e di host rispetto alla versione precedente così come sono aumentati il numero concorrente di vSphere cliente i limiti di Linked Mode, vMotion, e vNetwork Distributed Switch.
  • Implementazione di nuove ottimizzazioni per le architetture AMD-V e Intel VT. Miglioramento dell’efficienze nell’utilizzo della memoria attraverso lo sviluppo della feature “Memory Compression”. I miglioramenti dello storage consentono di avere performance significative in ambiente NFS, nelle operazioni di provisioning, accensione e spegnimento delle VM (specialmente in ambito VDI).
  • Riduzione dell’overhead della memoria soprattutto per le macchine di grandi dimensioni su sistemi con CPU che forniscono il supporto hardware MMU (AMD RVI or Intel EPT).
  • Introduzione del supporto per l’affinità tra Host e VM nel cluster DRS, che fornisce la possibilità di restringere il piazzamento di una VM in un sottoinsieme di host appartenenti al cluster. Questa funzionalità è indicata per venire incontro a particolari esigenze dei modelli di licenza offerti dagli ISV o, in caso di host distribuiti in diversi armadi, per confinare VM in aree fisiche circoscritte (stesso armadio, stessa sala, stesso chassis in caso di utilizzo di blade).
  • Memory Compression, nuova funzionalità che introduce un ulteriore livello nella gerarchia tra RAM e disco. Meno rapida della RAM ma più rapida dell’accesso al disco la memoria compressa migliora le performance delle VM durante le fasi di contesa, cercando di evitare lo swap su disco.
  • vSphere 4.1 migliora significativamente vMotion per ridurre il tempo complessivo necessario all’evacuazione massiva delle VM negli host in caso di attività di manutenzione. Il risultato è l’incremento del numero simultaneo di migrazioni supportate per host in finzione delle tipologia di adattatori di rete utilizzati.
  • Integrazione di Active Directory per ESX/ESXi per la gestione semplificata de’’autenticazione degli utenti sull’Hypervisor. Grazie a questa funzionalità è possibile gestire ruoli e permessi utilizzando Host Profiles
  • Supporto per il Passthrough dei device USB , ovvero la capacitò di una VM di utilizzare le periferiche USB collegate all’host fisico sul quale la VM è in esecuzione.
  • Miglioramento di Enhanced vMotion Compatibility (EVC) che includono i processori AMD Opteron Gen. 3 (no 3DNow!)
Ecosistema di partner
  • vCenter Update Manager è in grado di fornire patch ed aggiornamenti per moduli di terze parti, ad esempio PowerPath il software di multipathing di EMC.
  • Possibilità di poter creare VM SMP o multicore.
  • Estesa la lista dei processori supportati, ad esempi o la seria Intel Xeon 7500 (Nehalem-EX).
Per maggiori informazioni è possibile:

lunedì 12 luglio 2010

NUMA: non-uniform memory access

I sistemi NUMA nascono per le piattaforme server che necessitano di gestire una grande quantità di processori utilizzando più di un BUS. La potenza di calcolo rappresenta comunque solo una parte del problema, infatti, anche i sistemi SMP provvedono alla potenza di calcolo ma incrementando la quantità di RAM, necessaria all’applicazione, il collo di bottiglia è rappresentato dall’insufficienza di banda per l’accesso alla memoria stessa.

La piattaforma NUMA offre un approccio alternativo che permette di “collegare” tra loro più nodi logici attraverso una connessione ad alte performance. Ogni nodo contiene RAM e Memoria come un “piccolo” sistema SMP ad alte prestazioni, tuttavia essendo la piattaforma in grado di permettere a un nodo di accedere alla memoria di tutti gli altri nodi questo comportamento potrebbe avere anche degli impatti negativi con performance molto variabili da sistema a sistema.

Un sistema operativo in grado di gestire adeguatamente NUMA dovrebbe provvedere ad allocare le applicazioni tra i nodi, massimizzando l’uso locale della memoria e cambiando dinamicamente le condizioni, senza dover scrivere applicazioni ad hoc.

ESX/ESXi dispone di uno schedulatore sofisticato per NUMA in grado di bilanciare il carico di lavoro della CPU e la capacità locale della memoria. Più precisamente:
  1. ad ogni VM gestita dallo scheduler viene assegnato un “nodo home”, ovvero uno dei nodi logici della piattaforma;
  2. quando la memoria viene utilizzata dalla VM, ESX/ESXi , alloca memoria prelevandola preferenzialmente dal nodo home;
  3. lo scheduler è un grado di cambiare dinamicamente il “nodo home” in risposta ai cambiamenti del carico di lavoro, per migliorare le performance ed ottimizzare l’uso della memoria tra i nodi.
Quando c’è un forte squilibrio tra la memori a tra i nodi ESX segnala l’anomalia, come indicato dalla KB 1018754.

Ci sono delle condizioni nelle quali lo schedulatore NUMA di ESX/ESXi non è in grado di svolgere le sue funzionalità, permettendo comunque alle VM di lavorare anche se non in modo ottimale. Condizioni quali:
  • l’utilizzo dell’affinità dei processori;
  • quando il numero di virtual CPU assegnate alla VM supera il numero di CPU/CORE presenti in un nodo logico.
In passato questa tecnologia era disponibile per server molto costosi spesso dedicati a grandi carichi di lavoro, ma con l’avvento delle CPU multicore la piattaforma NUMA è disponibile anche su server di fascia SMB.

Per maggiori informazioni consultare la “vSphere Resource Management Guide alla sezione Using NUMA Systems with ESX/ESXi