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venerdì 22 ottobre 2010

VMworld… General Session

La sessione generale che ha aperto il VMworld2010 a Copenhagen ripercorre i passi fondamentali di quello che oggi VMware chiama “Cloud Journey”.

Questo viaggio è sintetizzato in 3 stage:

  1. IT Production: fase iniziata poco dopo l’anno 2000 e concentrata sul tema del “Cost Efficiency” ovvero far risparmiare il più possibile sull’hardware grazie alla virtualizzazione. I servizi tipici che venivano virtualizzati, oltre a quelli di test, erano DHCP file e print server;

  2. Business Production: questa seconda fase è diretta conseguenza dell’introduzione delle VMware Virtual Infrastructure nella quale si perde l’accezione “server centrica” dell’hypervisor e, grazie al VirtualCenter, diventa possibile gestire le VM tra più host dinamicamente. L’attenzione è sul “Quality Of Service”, estendendo la virtualizzazione anche alle applicazioni critiche dell’azienda e facendo leva sulle funzionalità di load balancing e alta affidabilità offerti dal layer di virtualizzazione;

  3. IT as a Service: è la fase attuale, iniziata già nel 2009 quando in numero di server virtuali forniti è stato superiore a quello fisico. Questa è la fase della “Business Agility” dove le esigenze del business della propria azienda devono essere soddisfatte nel minor tempo possibile dallo staff IT.


Le fasi 1 e 2 possono essere ulteriormente raggruppate sotto la voce “ottimizzazione dell’IT”, mentre l’ultima fase amplifica il concetto in “Optimize IT production for business consumption”.

L’IT as a Service ha delle implicazioni: l’introduzione del layer di virtualizzazione permette la creazione di più macchine virtuali sullo stesso hardware fisico, di fatto il sistema operativo della VM (Guest OS) “perde” il controllo dell’HW diventando un elemento di minor rilievo. Il layer di virtualizzazione invece si è evoluto accorpando, oltre a CPU e RAM, anche rete e storage creando uno “strato virtuale” che diventa la nuova infrastruttura di riferimento per lo sviluppo delle applicazioni. Le applicazioni devono rimanere il punto focale del business e potranno beneficiare nel nuovo strato grazie all’introduzione di framework e servizi comuni per la gestione e per la sicurezza, offerti “out of the box” ovvero fuori dalla VM. Nella nuova infrastruttura le “vecchie” applicazioni dovranno comunque funzionare, ma senza benefici offerti dal framework.

Nel contesto appena illustrato c’è spazio anche per i client. Mantenendo costante l’idea di applicazione quale punto di arrivo, quale ricchezza aziendale, quale fornitrice di informazioni o applicazioni è necessario parlare del mondo dei client. Il mondo dei device si è incredibilmente arricchito e con essi specifici sistemi operativi embedded. Lo scopo dell’IT non deve essere la rincorsa all’integrazione tra applicazione e device, quindi emerge di nuovo il concetto di framework indipendente sia dal mondo fisico sia dall’OS, capace di rendere fruibile l’informazione ovunque.

Nella visione di VMware, il framework diventerà sempre più importante a discapito del sistema operativo che diventerà una commodity.

Per maggiori informazioni è possibile vedere la registrazione della General Session: "VMware and Cloud Computing - The Evolutionary Path to a Revolutionary Approach to IT"

lunedì 11 ottobre 2010

Usare ESXTOP in batch mode

Con il contributo di Cesare aka AmericaCube:

L'utility ESXTOP è l'equivalente VMware del noto comando TOP dei sistemi *nix, con la peculiarità di poter gestire parametri correlate al funzionamento dell'infrastruttura virtuale.
Il comando fornisce una visualizzazione in tempo reale dell'utilizzo delle risorse da parte della macchina ESX/ESXi.
La sintassi di utilizzo è la seguente:

esxtop [-] [h] [v] [b] [s] [a] [c filename]
[R vm-support_dir_path] [d delay] [n iter]

Le modalità di funzionamento sono principalmente tre:

1. Modalità Interactive: il tool visualizza in tempo reale sullo schermo i parametri campionati
2. Modalità Batch: il tool salva i parametri campionati su di un file su disco
3. Modalità Replay: il tool visualizza i parametri campionati durante una sessione di vm-support
Analizziamone l'utilizzo in modalità Batch.
Il tool ha la possibilità di specificare quali parametri campionare durante la sessione: occorre specificarli però in maniera preventiva utilizzando la funzionalità "interattiva".
Vediamo con un esempio come impostarli.

· Lanciate il tool con il comando ESXTOP



· Utilizzate i tasti c, m, d, u, v, n per selezionare la pagina relativa ai parametri da selezionare:
o c CPU
o m Memoria
o d Disk Adapter
o u Disk Device
o v Virtual Disk
o n Network
In questo esempio abbiamo selezionato la pagina "Memoria", digitando la lettera "m".



· Digitate "f": vi apparirà l'elenco dei parametri campionati, rappresentato dalle lettere alfabetiche


· Selezionate i parametri da campionare digitando la lettera corrispondente: apparirà il simbolo * accanto alla lettera selezionata. In questo caso abbiamo selezionato il parametro "NUMA STATS", lettera G


· Per disabilitare il campionamento di un parametro selezionate la lettera corrispondente: sparirà il simbolo di *. In questo esempio abbiamo selezionato la lettera K, corrispondente al parametro "SWAP STATS".


· Al termine della selezione dei parametri premete Invio.


· Digitate "W" per salvare il file di configurazione


· Digitate il nome da assegnare al file di configurazione


· Premete Invio: ESXTOP salverà la configurazione nel file da voi specificato.
· Digitate q per uscire dalla modalità "Interactive"


Ora potete lanciare ESXTOP in modalità "Batch" utilizzando il file di configurazione salvata precedentemente.
La sintassi sarà la seguente:

esxtop –b –c nomefile –d secondicampionamento – n numerocampioni > nomefilecampionamenti.csv

Nel nostro caso possiamo scrivere:

esxtop –b –c /tmp/myconfig –d 2 –n 30 > /tmp/mysample.csv

per utilizzare il file precedentemente salvato, con campionamenti ogni due secondi, per trenta campionamenti.
Il monitoraggio durerà quindi 30 campionamenti * 2 secondi = 60 secondi
Il risultato del campionamento verrà salvato nel file mysample.csv nella directory /tmp.

Per l'analisi sara' sufficente importarli nel perfmon di Windows (eh gia'!) oppure usare esxplot.

Concludo con un utile bigino ESXTOP-vReference-v1.2  da tenere nel taschino.

venerdì 8 ottobre 2010

VMware HA e "Application Monitoring"

Con l’introduzione di vSphere, VMware HA in grado di gestire l’alta affidabilità della singola VM attraverso l’ascolto dell’heartbeat inviato dalle VMware Tools. Nella versione 4.1 questa funzionalità è stata ulteriormente sviluppata estendendo il monitoraggio a livello applicativo, permettendo quindi un livello di granularità superiore e non limitata al sistema operativo guest.

Abilitare la funzionalità non è sufficiente, affinché il monitoraggio dell’applicazione funzioni è necessario usare un’applicazione che supporta la funzionalità offerta dalle VMware Tools, oppure ottenere l’appropriato SDK ed utilizzalo per configurare il segnale dell’applicazione che si desidera monitorare. Una volta fatto questo, l’attività di controllo opera in modo simile al monitoraggio del servizio delle VMware Tools, ovvero se l’heartbeat non viene inviato secondo un determinato intervallo, la VM viene riavviata.

E’ possibile configurare la sensibilità del sistema si monitoraggio scegliendo fra tre valori (High, Medium, Low) più un livello “custom” per impostare un intervallo personalizzato.

VMware HA, monitoraggio a livello applicativo

Per maggiori informazioni consultare la guida on-line alla sezione "VM and Application Monitoring".

giovedì 7 ottobre 2010

ESXi e i “Troubleshooting Services”

Con ESXi 4.1 è stato semplificato il processo per abilitare la “modalità di supporto per la risoluzione dei problemi”, più nota come Troubleshooting Support Mode (TSM). Grazie a questa modalità è possibile localmente o via SSH accadere ad una shell con relativa linea di comando per interagire con ESXi

I servizi per il troubleshooting sono, di default, disabilitati; l’abilitazione della modalità TSM può avvenire attraverso la “Direct Console” oppure attraverso il “vSphere Client”

Utilizzando la Direct Console è necessario, una volta guadagnato l’accesso al sistema attraverso la pressione del tasto F2, selezionare la voce “Troubleshooting Options”, premere invio e selezionare la modalità desiderata.

Abilitazione della Technical Support Mode dalla Direct Console

Se si preferisce usare il vSphere Client bisognerà puntare alla scheda “Configuration” e cercare nel riquadro software la voce “Security Profile” dalla quale è possibile, dopo aver premuto la voce “Properties”, abilitare il servizio desiderato.

Abilitazione della Technical Support Mode dal vSphere Client

Per maggiori informazione è possibile consultare la guida on line alla sezione "Using Troubleshooting Services"

mercoledì 6 ottobre 2010

Storage Hardware Acceleration

Con la funzionalità “hardware Acceleration” l’hypervisor può demandare allo storage fisico determinate operazioni. Questa features è disponibile solo su apparati certificati e permette di accelerare attività di gestione sulle VM e sullo storage stesso. Grazie all’assistenza fornita dall’hardware le attività legate allo storage verranno eseguite con maggiore velocità consumando meno CPU e meno banda.

Per rendere operative l’accelerazione hardware è necessario utilizzare la riga di comando agendo sull’architettura modulare dello storage (Pluggable Storage Architecture) per combinare il plug-in di integrazione dello storage (VAAI) e degli appositi filtri (VAAI filter).

L’accelerazione HW è disponibile solo con hypervisor ESXi 4.1 e su specifici apparati; al momento questa funzionalità non si estende alle NAS.

A livello host l’accelerazione è abilitata di default, tuttavia è necessario a livello di storage consultando la documentazione offerta dal produttore. I benefici dell’accelerazione investono operazioni quali:
  • migrazione di VM attraverso Storage vMotion;
  • deployment massivo di VM attraverso Template o clonazione;
  • operazioni a livello di metadata incluso i meccanismi di lock che operano a livello di VMFS;
  • abilitazione di VMware FT sulle VM
Attraverso la vista Datastores, disponibile nel pannello storage, è possibile osservare, per ogni device, lo stato dell’accelerazione hardware grazie all’apposita colonna i cui valori possono essere “Unknown”, “Supported” e “Not Supported”. Il valore iniziale è Unknown, (tranne che per i datastore NFS) e tale stato cambierà in “Supported” solo dopo aver portato a temine con successo tutte le operazioni per abilitare l’hardware acceleration.

Vista Datastores, disponibile nel pannello storage

Se il proprio storage non dovesse supportare l’accelerazione HW è possibile disabilitare la funzionalità a livello di ESX attraverso il vSphere Client agendo sugli “advanced settings” seguendo la procedura:
  • posizionarsi nell’inventario Host & Cluster e scegliere il primo host;
  • puntare alla scheda “Configuration” e nel riquadro Software premere “Advanced Settings”
  • selezionare il nodo “VMFS3” ed impostare il parametro “VMFS3.HardwareAcceleratedLocking” a zero.
  • selezionare quindi il nodo “DataMover” e impostare a zero i parametri “DataMover.HardwareAcceleratedMove” e “DataMover.HardwareAcceleratedInit”
  • premere OK ed agire sull’host successivo.

Parametri avanzati per disabilitare l'accelerazione HW

Per maggiori informazioni è possibile consultare la sezione relativa all'accelerazione HW nella guida per la configurazione del server ESX.

lunedì 4 ottobre 2010

E’ l’ora di ESXi

Con l’annuncio di vSphere 4.1, VMware ha reso noto che la piattaforma di riferimento per le future versioni dell’hypervisor sarà ESXi indicando che la versione 4.1 sarà l’ultima versione nella quale sarà possibile scegliere se installare ESX “tradizionale” oppure ESXi.

In questa condizione molti utenti VMware cominciano, solo ora, a chiedersi quali possano essere le differenze e soprattutto se l’impiego di ESXi comporti perdite di funzionalità.

ESXi è disponibile da molti anni ed è un hypervisor bare metal esattamente come ESX. In un ambiente gestito da vCenter le differenze sono minime, tutte mirate a migliorare la sicurezza del prodotto; sicurezza intesa come minor superficie di attacco e minori quantità di patch necessarie al virtualizzatore. In sintesi gli elementi più evidenti quali differenze tra i due hypervisor sono l’assenza della Service Console, intesa console nativa di management di ESX e del servizio di WebAccess.

Sul versane amministrazione via riga di comando o command line interface (CLI), ESXi può essere gestito attraverso 3 distinti pacchetti per con i quali è possibile creare automazioni attraverso script. I pacchetti sono:
  • vCLI: prodotto disponibile per Linux e per Windows;
  • VMA, VMware Management Assistant, macchina virtuale importabile nell’ambiente vSphere la quale, tra gli altri, contiene la vCLI;
  • PowerCLI: pacchetto che si appoggia a PowerShell e che rende disponibili una serie di comandi pronti all’uso.
Se in passato la scelta tra ESX ed ESXi poteva essere a vantaggio del primo per una più vasta HCL, con il passare delle release questa differenza si è sempre più assottigliata, inoltre la versione 4.1 presenta ulteriori nuove funzionalità quali:
  • supporto per il boot from SAN;
  • supporto per l’installazione via script;
  • sistema di autentica integrabile con Active Directory;
  • supporto completo della modalità TSM (Technical Support Mode) gestibile dalla Direct Console;
Per maggiori dettagli sul confronto delle versioni è possibile consultare i seguenti link: