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venerdì 25 novembre 2011

Passo-Passo come monitorare la latenza totale di accesso al disco della macchina virtuale su VMware 4.x

Con l'aggiornamento a vCenter 4.1 Update 1, alcune funzionalità non sono più attive di default, fra queste vi è la segnalazione di quando una VM supera una certa soglia nell'accesso al disco virtuale (latency).

domenica 20 novembre 2011

VMware Certified Professional 5.0 (Prova Esame)


Utile per chi vuole verificare il proprio livello di conoscenze su vSphere 5.0 prima di affrontare il test ufficiale per la certificazione VCP 5.0.

Caratteristiche del test :

  • Il test è composto da 100 domande
  • Il punteggio minimo per passare il test è : 70 %
  • non è possibile salvare il test per riprenderlo successivamente
  • non è possibile modificare una risposta dopo averla data
  • non è possibile scorrere le diverse domande del test
  • verrà visualizzato il punteggio finale ottenuto
  • non verranno visualizzate le soluzioni
  • Il test è in inglese

Link utili per preparare l'esame:

  1. vReference - Documentazione utile per l'esame (note condensate!)
  2. vInfrastructure Blog (Inglese)
  3. vSphere 5 - Cosa c'è di nuovo (Inglese)

lunedì 31 ottobre 2011

Passo-Passo come installare e configurare VMware vCenter Operations

VMware vCenter Operations (1.0.1) è stato rilasciato al pubblico il 24 agosto 2011 ed è disponibile per il download.



Come per altre applicazioni viene rilasciato con una licenza prova per 60 giorni ed include anche la licenza per VMware vCenter CapacityIQ 1.5.

Come altri strumenti di gestione più recenti di VMware, anche vCenter Operations si presenta sotto forma di un file. Template OVF.

Qui la guida Passo Passo su come installare e configurare VMware vCenter Operations sulla propria infrastruttura VMware vSphere (la guida è in italiano).

mercoledì 26 ottobre 2011

Sintesi del VMworld Europe 2011

VMworld Europe 2011
VMworld Europe 2011
Il VMworld 2011 è stato diverso dalle edizioni passate sotto diversi aspetti. In primo luogo, dal mio punto di vista, non è stato un evento vSphere centrico, ma più equilibrato sul portafoglio delle tecnologie VMware. In particolar modo sono state messe in luce le soluzioni del pilastro End-User computing (View, per intenderci), la componente di gestione legata alle operazioni (vCenter Operation Manager) toccando anche le tematiche relative alla sicurezza (vShield).
Gli aspetti legati al datacenter non sono stati messe in secondo piano, ma credo che a distanza di 1 solo mese, le tematiche legate alla nuova versione di vSphere 5 non  rappresentino più una novità. Nel segmento datacenter si è detto come tutti gli assetti dell’infrastruttura sono sempre più pilotati dal software e quanto questo approccio faciliti la gestione rispetto ad un controllo eseguito a livello hardware; quest'ultimo infatti richiederebbe molte più operazioni a causa della possibile eterogeneità delle componenti.
Il tema dell’hardware, sempre più performante e meno costoso, introduce il concetto di HYPER DENSITY, ovvero la possibilità, dal punto di vista del carico di lavoro, di consolidare intere aziende, se non più datacenter, su singoli server. In questo scenario la gestione ed il numero di operazioni legate alle VM ed ai servizi in essi contenuti, aumentano in modo consideravole creando un enorme quantità di informazione e di metriche difficili da mettere in relazione. Emerge quindi la necessità di strumenti che possano agevolare queste attività come vCenter Operations.
Lato END-USER Computing, più che concentrarsi su VIEW e la suite di prodotti/funzionalità, viene messo in evidenza come le applicazioni e i dati vengono consumati. Quindi spazio a Horizon Application Manager, Project ThinApp factory e Project Octupus.
In evidenza il ruolo occupato dai nuovi device ed in particolare il virtual Phone ovvero la possibilità di far girare un telefono virtuale (aziendale) su un telefono fisico (personale).
Arrevivederci, speriamo, al prossimo VMworld a Barcellona.

giovedì 20 ottobre 2011

VMworld 2011: Partner Track Super Session (parte 3)

L’ultimo intervento della sessione si è svolto con la formula del “botta e risposta” tra Scott Aronson e Andy Hunt.

 

L'ecosistema dei partner si sta evolvendo, come vedete le diverse tipologie di partners inserirsi nelle priorità di VMware?
Nessuno ha tutte le soluzioni, le partnership vengono fatte per creare un gruppo che collabora per colmare quelle competenze reciprocamente mancanti. VMware stessa ha una rete di partnership in diverse aree, commerciali e tecniche distribuite su tutti i segmenti del proprio portafoglio prodotti.

 

In quali aree vedete le migliori opportunità per i partner?
Esistono 5 aree di crescita oltre ad un programma di incentivi tagliato in base al livello di partnership.

 

Cosa rispondere alle persone che pensano ancora a VMware come azienda con un solo prodotto?
VMware ha individuato 3 pilastri nella propria offerta, ognuno dei quali è composto da molti prodotti che compongono un’offerta di più di 60 soluzioni. Ad oggi solo chi non è partner VMware non conosce queste soluzioni. vSphere non è più un prodotto da “abbandonare” al cliente (Drop to the customer), per migliorare le opportunità e crescere è necessario valutando le necessità del cliente e farlo maturare secondo i nuovi standard dell’IT, contemporaneamente introdurre innovazione con i nuovi prodotti VMware e dell’ecosistema dei partner.

 

State facendo investimenti che saranno cruciali per il business in EMEA, quali sono?
Per ognuno dei pilastri prima illustrati VMware identifica lo stato corrente della soluzione, quanto arriverà presto e quanto è in sviluppo, secondo lo schema riportato sotto:

 

Potete dare maggiori informazioni su: SETs, VMware Professional Services e Partner Services?
I “Solution Enablement Toolkits” costituiscono uno strumento di formazione per accelerare i partner nell’acquisizione di una competenza. Sono già disponibili parecchi SETs, che oltre a coprire l’area si prevendita e vendita, sono suddividi per segmenti di mercato.



In merito ai Servizi Professionali, VMware non vuole creare una organizzazione parallela ed in competizione con i propri partner.

mercoledì 19 ottobre 2011

VMworld 2011: Partner Track Super Session (parte 2)

Il terzo intervento della sessione è di Maurizio Carli, General Manager EMEA.
Maurizio Carli
Maurizio Carli
Carli illustra i dati prodotti a livello EMEA, dai quali emerge che il 90% del business VMware è generato dai partner; passando poi in rassegna quelle che sono le priorità di VMware nel 2011 a livello europeo sintetizzabili in 3 punti:
  • continuare a crescere sui prodotti core: espandere la clientela ed invitare a virtualizzare le applicazioni Businesss Critical
  • allargare gli orizzonti: miglior segmentazione tra mercato Enterprise e SMB, accelerare la crescita nella gestione e nel virtual desktop, migliorando le competenze su tutto il portafoglio prodotti;
  • investire nel futuro: supporto ai partner grazie agli “Enablement programs” e attraverso relazioni più strette tra tutti gli operatori
Continua il suo intervento mostrando alcuni numeri derivati dalle analisi di mercato (Gartner e Canalys) e mostrando la case history di SEGA.
Sega
Sega
Sul tema delle analisi di mercato l’intervento successivo è stato affidato a Alistair Edwards di Canalys, azienda globale che fa analisi di mercato nel settore IT.
La prima analisi illustrata “I titani continuano a pilotare il mercato”, mostra i risultati di colossi come Apple, Cisco, Dell, EMC, Google, HP,IBM, Intel, Lexmark, Micorsoft, Oracle e SAP e rafforza il concetto di crescita che il settore dell’IT ha generato nonostante il periodo di recessione. Da questa analisi è possibile derivare che l’IT è un assetto fondamentale nelle aziende, anche se in alcuni casi rimane nascosto.
Trend Analysis
Trend Analysis
Secondo una ulteriore analisi, si “respira” positivismo, infatti il 63% delle aziende si aspetta nella seconda metà del 2011 una crescita, che in alcuni casi è a 2 cifre. Questo fenomeno sarà anche pilotato dalla “consumerizzazione” della tecnologia che rende sempre più stretta la forbice del mercato consumer e professionale determinato da fattori come: uso della tecnologia da casa, nuovi influenzatori, diversificazione dei formati, nuove forme di collaborazione, ruolo dell’IT e più sistemi operativi.
Market & Consumerization
Market & Consumerization
Le applicazioni aziendali, anche quelle critiche, dovranno essere ri-progettate. Il modello di applicazione monolitica con moduli aggiuntivi deve diventare un'applicazione/motore con delle API che consentano l'integrazione di applicazioni lite capaci di girare su qualsiasi dispositivo e scaricabili attraverso degli “App Stores”
From complex to simple
From complex to simple
Parlando di numeri il vero business del cloud è quello del Software as a Service (SaaS) e non quello dell’Infrastructure as a Service (IaaS). IaaS ha permesso di abbassare i costi capitali, ma il modello di vendita “VM per ore” risulta difficile da proporre del provider e difficile da “budgettare” per le aziende consumatrici.
Cosa è necessario pensare per il futuro:
  • evoluzione dei ruoli e rapporti di partnership più stretti
  • investire seguendo un percorso attentamente studiato
  • prepararsi ad un radicale cambiamento nei modelli di fornitura del software
  • trasformare i cambiamento portati dal cloud in opportunità
Alistar conclude l’intervento invitando l’audience a visitare il sito Candefero che permette ai reseller distributori e  avere informazioni aggiornate sull’industria IT e delle telecomunicazioni.

lunedì 17 ottobre 2011

VMworld 2011: Partner Track Super Session (parte 1)

Inizia il VMworld Europe 2011 a Copenhagen; il primo giorno è riservato ai partner e la prima sessione (Super Session) rappresenta il momento di incontro tra VMware e la sua “rete di vendita”.
Own It, Your Cloud
Andy Hunt prende la parola e dopo aver parlato dell’incremento dei partecipanti, sia partner che end-user, annuncia quello che dovrebbe essere il live-motive del VMwordl 2011: “The Cloud is real” e l’evento serve per vedere/verificare insieme come supportare il viaggio dei clienti verso questo nuovo approccio.
Andy Hunt
La parola passa a Carl Eschenbach, che ringrazia con vigore i partecipanti, illustrando i numeri di VMware conclude che l’85% del business è generato dai partner. VMware ha un’alta considerazione dei partner ai quali oggi chiede di “colmare il divario” (bridge the gap), verso la cloud era.
VMware Q2FY11 Performance
VMware Q2FY11 Performance
Il cloud non è una rivoluzione ma una evoluzione. Se l’approccio alla virtalizzazione ha portato un evidente ed indiscutibile risparmio dei costi capitali (CAPEX), non si può ora prescindere la componente di gestione che aumentando l’automazione andrà ad incidere sui costi operativi (OPEX).
Anche l’area desktop virtualization, VDI, sta maturando sfruttando la tendenza di applicazioni sempre meno OS dependent e la vertiginosa crescita dei dispositivi client che gli utenti possono adottare.
Applications becoming more Device, OS and Browser Neutral
Applications becoming more Device, OS and Browser Neutral
Il mercato del cloud è e sarà un enorme opportunità e in particolar modo il private cloud.
Cloud creating massive opportinities across IT
Cloud creating massive opportunities across IT
L’intervento si è concluso con lo slogan “Monitizing the cloud: The Sky’s the limit” che illustra 6 step per crescere ed alimentare il business di VMware:
  1. Deploy Private Cloud
  2. Deploy Manage Public Cloud
  3. Partner with SP’s to resell cloud service
  4. Assist hybrid cloud migration
  5. Build & resell private cloud
  6. Migrate/Transform/Build apps on top of cloud

giovedì 13 ottobre 2011

Rimovere la COS da ESXi 5.0

vSphere 5 ha portato la convergenza dell’hypervisor verso ESXi. La procedura di aggiornamento permette di migrare un host ESX 4.x verso ESXi5, tuttavia al termine dell’aggiornamento la Service Console (COS) è ancora presente all’interno dell’host appena aggiornato. In questo articolo verranno illustrati i passi per rimuovere permanentemente i file della COS dall’ESXi 5.0.
Ovviamente la rimozione è indolore in quanto la Service Console non è più un componente necessario in ESXi 5.0. Tutte le attività di gestione prima eseguite nella COS, possono essere eseguite attraverso i comandi esxcli:
  • nella shell di ESXi
  • utilizzando la vCLI,
  • via Power CLI
  • grazie alla vSphere Management Appliance (vMA)
I file della Service Console sono collocati all’interno di un disco virtuale (vmdk), creato durante la fase di installazione di ESX 4.0 sullo storage selezionato proprio durante la fase di setup. Questo file non è più utilizzato quindi la sua rimozione è pensata soprattutto per recuperare spazio sul disco. La procedura consiste in:
  • con il vSphere Client accedere ad ESXi 5.0 come root (o utente con ruolo administartor se si usa vCenter);
  • accedere all’inventario e quindi premere sulla scheda summary dell’host;
  • nella pagina corrente, alla sezione dello storage, esplorare il datastore che contiene il vmdk della console (tasto destro del mouse quindi Browse Datastore);
  • trovato il file della COS, il cui nome inizierà con esxconsole, procedere con l’eliminazione e la conferma della cancellazione.
Per maggiori informazioni è possibile consultare la KB 2004815

ESXi 4.0 U2, possibile PSOD

E’ possibile che dopo aver aggiornato vCenter Server alla versione 5.0 gli host ESXi versione 4.0 Update 2 possano andare in Purple Screen Of Death. Il sintomo è collegato all’aggiornamento del vCenter agent (vpxa) sull’ESXi, operazione che causerebbe il crash del sistema mostrando lo schermo PSOD con l’errore: “NOT_IMPLEMENTED bora/vmkernel/filesystems/visorfs/visorfsObj.c:3391”.
L’errore è causato da un problema nella gestione dell’aggiornamento dell’agente vpxa. Questo problema è stato risolto con la versione 4.0 Update 3, quindi è consigliabile aggiornare ESXi alla versione 4.0 Update 3 prima di procedere all’aggiornamento del vCenter Server.
Per maggiori informazioni è possibile consultare la KB 2007269

venerdì 7 ottobre 2011

Miglioramenti di vMotion in vSphere 5

vSphere 5 presenta numerose novità per il miglioramento delle prestazioni di vMotion, tra i quali:
  • Utilizzo di più adattatori di rete, funzionalità che permette di ridurre i tempi di migrazione. Il VMkernel bilancerà in modo trasparente il traffico di vMotion tra tutte le vmknic abilitate per vMotion, anche in caso di una singola migrazione
  • Metro vMotion: estensione che oltre a migliorare le performance su reti ad alta latenza, incrementa il limite del round-trip latency per vMotion da 5 millisecondi (massima latenza tollerata nelle precedente versioni) a 10 millisecondi
  • Stun During Page Send (SDPS): questa nuova funzionalità assicura il non fallimento di vMotion dovuto alla copia della memoria nella fase di precopia. Il caso “patologico” di una VM che modifica le sua pagine di memoria più rapidamente rispetto ai tempi di trasferimento causava nelle edizioni precedenti di vSphere 5 nel fallimento del processo. Con vSphere 5 la VM viene rallentata per ridurre le situazioni appena descritte permettendo quindi il trasferimento della RAM
  • Miglior utilizzo della banda per gli adattatori a 10GbE
VMware ha condotto una serie di test per quantificare il guadagno delle prestazioni rispetto alla versione precedente, creando diversi scenari  che comprendono Web Server, Server di messaggistica e Database Server. I miglioramenti si sintetizzano in:
  • minor durata nello spostamento e miglior impatto sulle performance delle applicazioni durante la migrazione
  • guadagno di prestazioni nell’ordine del 30% dovuto alle ottimizzazioni introdotte da vSphere 5
  • il supporto multi-NIC permette una riduzione della durata dell’operazione di più di 3 volte.
Per maggiori dettagli sui risultati e sui test condotti è possibile consultare lo studio di performances della guida: “VMware vSphere vMotion Architecture, Performance and Best Practices in VMware vSphere 5

Architettura di vMotion in vSphere 5

VMware vMotion è il prodotto che permette lo spostamento a caldo delle VM, operazione chiamata “live migration”, disponibile nel paniere delle soluzioni VMware già a partire dal 2003. Con questo software è possibile ridurre i downtime per le VM in caso di manutenzioni pianificate. vMotion è inoltre alla base di tecnologie come vSphere Distributed Resource Scheduler (DRS) e vSphere Distributed Power
La migrazione live di una VM comporta il completo spostamento dello “stato di esecuzione” della macchina da un host sorgente verso quello di destinazione attraverso la rete. Lo stato di esecuzione comprende principalmente 3 componenti:
  • lo stato dei device virtuali, ovvero lo stato della CPU, degli adattatori di rete e per i dischi così come la SVGA
  • le connessioni a device esterni quali la rete e periferiche SCSI
  • la memoria “fisica” della macchina virtuale
Con vSphere 5 questa funzionalità è stata ulteriormente arricchita. Per le prime 2 componenti vMotion ha, nel corso delle sue edizioni dimostrato la sua efficacia, la sfida per vSphere 5 è costituita del terzo elemento, la memoria della VM, in quanto una VM con virtual HW 8 può arrivare ad avere fino a 1 TB di RAM.
Il trasferimento della RAM avviene attraverso diverse fasi:
  • Fase 1: Guest Trace Phase. La VM viene “osservata” e vengono “marcate” le pagine di memoria per tener traccia delle modifiche apportare del guest durante il trasferimento. Marcare tutta la memoria può causare un piccolo, ma evidente, calo nelle prestazioni. Questo impatto è generalmente proporzionale alla dimensione complessiva della memoria del guest OS.
  • Fase 2: Precopy Phase. La VM continua a lavorare e modificare lo stato della memoria sull’host sorgente, in questa fase il contenuto della memoria viene copiato verso l’host di destinazione con un processo ciclico. La prima iterazione copia tutta le memoria, quelle successive copiano solo le pagine di memoria che sono state modificare dalla precedente iterazione. Il numero dei cicli di copia ed il numero di pagine copiate da ogni iterazione dipende da quanto attivamente la memoria viene cambiata dal guest OS sull’host sorgente. La maggior parte del lavoro di vMotion sulla rete viene fatta in questa fase, senza un significativo impatto sulla CPU.
  • Fase 3: Switchover Phase. E’ la fase finale nella quale la VM viene temporaneamente arrestata (messa in quiescenza) sull’host sorgente e l’ultima parte di memoria modificata viene copiata, simultaneamente la VM riprende l’attività sull’host di destinazione. Durante questa fase il sistema operativo guest “sperimenta un breve momento di pausa”, generalmente l’intero processo impiega meno di un secondo. Questa fase è la più critica dal punto di vista delle performance, si sono osservati forti aumenti nella latenza anche se temporanei. L’impatto è variabile ed è in funzione di diversi fattori quali: infrastruttura di rete, configurazione dello storage condiviso, hardware dell’host fisico, versione di vSphere e carico di lavoro nel guest.
Per maggiori dettagli consultare la guida: “VMware vSphere vMotion Architecture, Performance and Best Practices in VMware vSphere 5

venerdì 30 settembre 2011

Upgrade vCenter Server 5.0 e SQL 2005 Express



il DB è una componente fondamentale per il funzionamento di vCenter Server. VMware propone MS-SQL 2008 express quale DB in bundle per la nuova versione, oltre alla possibilità di usare altri DB server da installarsi manualmente. Nell’elenco dei DB supportati figura MS-SQL 2005 mentre MS-SQL2005 Express non è più supportato.
La mancanza di supporto per MS-SQL 2005 Express potrebbe causare qualche noia se si desidera aggiornare vCenter Server 4.x. In primo luogo rispetto ad una fresh install l’aggiornamento non propone l’installazione del DB embedded, quindi se si vuole eseguire un aggiornamento è necessario aggiornare prima il DB con una versione supportata dal nuovo vCenter Server. Se si desidera utilizzare Microsoft SQL Server 2008 R2 Express è necessario installarlo manualmente oppure installare ex novo vCenter Server.
Una alternativa all’aggiornamento “in place” è quella dell’uso dello strumento “Data Migration Tool”. Questa utilità, presente nel CD di vCenter Server, permette di salvare i dati dal vCenter sorgente quali DB, LDAP, parametri delle porte (ad esempio, HTTP, HTTPS, Web services), certificati SSL, e licenze.
L’utilità Data Migration Tool può salvare i dati anche di altri prodotti installati sul vCenter Server:
  • con vCenter Orchestrator verranno salvati i parametri di configurazione tuttavia non viene salvato il vCenter Orchestrator database;
  • con vCenter Update Manager se basato su SQL Express, è in grado di salvare i record del DB ma non i file binari delle patch.
Il software permette l’installazione di vCenter Server 5.0 su una nuova macchina con l’importazione dei dati precedentemente salvati.

Per maggiori dettagli consultare:

mercoledì 28 settembre 2011

Differenze tra VMFS3 e VMFS5

Con l’arrivo di vSphere 5 anche il file system VMFS è stato aggiornato.
Tra le differenze più evidenti la scomparsa del block size, chiesto nella fase di creazione del datastore e parametro necessario nella VMFS3 che influenzava la dimensione massima dei dischi virtuali nella VMFS.
Scelta del block size per la VMFS3
Scelta del block size per la VMFS3
Con la VMFS5 il block size è fissato ad 1 MB ed è in grado di supportare virtual disk (VMDK) fino a 2 TB.

Formattazione VMFS5 e Partition Table GPT
Formattazione VMFS5 e Partition Table GPT
Altro limite superato è quello della dimensione massima della singola LUN, limite di 2 TB con la VMF3 a causa di MBR utilizzato per la partition table.
Formattazione VMFS3 3 Partition Table MBR
Formattazione VMFS3 3 Partition Table MBR
Con ESXi 5.0 il device fisico viene formattato utilizzando GPT quale standard per il layout della partition table del disco. GPT permette di operare su dischi grandi fino a 64 TB. Questo permette di formattare ex-novo con VMFS5 dischi più grandi di 2 TB oppure di aggregare ad un datastore VMFS5 device più grandi di 2 TB
Il limite massimo pe i dischi virtuali è rimasto 2 TB e si applica anche per il raw device mapping (RDM) se utilizzato nella modalità virtuale. Con RDM in modalità fisica è possibile invece mappare dischi grandi fino a 64 TB.
Una ulteriore funzionalità della VMFS5 consiste nel supporto per un nuovo sistema di locking chiamato atomic test and set (ATS) che si aggiunge al già presente SCSI reservations. L’algoritmo ATS è automaticamente seleziontato per i datastore creati su storage che supportano l’hardware acceleration infatti questo meccanismo viene anche detto “hardware assisted locking”. ATS elimina la necessità di bloccare l’intera VMFS quando è necessario modificare i valori dei matadata, agendo sui settori del disco.
Per maggiori informazioni è possibile consultare:

giovedì 15 settembre 2011

VMware Workstation 8

VMware ha annunciato la disponibilità di VMware Workstation 8. VMware Workstation è stato il primo prodotto di VMware disponibile già a partire dal 2002. Questa versione è stata progettata per offrire il modo più semplice per creare, condividere e caricare le VM su vSphere. Con più di 50 nuove funzionalità VMware Workstation consente di lavorare con molteplici VM dal proprio PC oppure nel private cloud aziendale. Le nuove features includono:
  • Connessioni remote - VMware Workstation 8 permette di stabilire una connessione remota verso macchine che eseguono VMware Workstation, VMware vSphere e VMware vCenter;
  • “Share VM” - gli utenti possono condividere le VM in modo tale che siano accessibili dai propri colleghi, fornendo quindi una via rapida per testare le applicazioni in un ambiente sempre più simile a quello di produzione;
  • Upload su vSphere - permette di fare il “drag and drop” di una VM dal desktop verso vSphere. Grazie a questa funzione gli utenti potranno distribuire un completo ambiente applicativo da un PC ad un server per eseguire ulteriori test, demo e analisi;
  • Nuova interfaccia utente - la GUI è stata rivisitata e offre menu semplificati, nuova modalità di visualizzazione e un nuovo pannello per la libreria di VM che consente di eseguire ricerche. Gli utenti potranno quindi ricercare ed avere l’accesso ad una grande libreria di VM che possono risiedere sul proprio PC, su di un altro PC con VMware Workstation oppure su di un server;
  • Miglioramento delle capacità delle VM - supporto per audio ad alta definizione con surround 7.1, periferiche USB 3 e Bluetooth. Migliorate le funzioni del virtual SMP, le performance per la grafica 3D, inoltre e stato introdotto il supporto per 64 GB di RAM per permettere l’esecuzione della maggior parte delle applicazioni. Di fatto su host a 32 bit la VM potrà avere al massimo 8 GB di RAM;
La funzionalità di team è stata eliminata ma è possibile raggruppare le VM creando delle cartelle nel pannello per la libreria di VM, le funzionalità per rete disponibile nel team delle VM sono state spostate negli advanced setting della scheda di rete della VM.
Network Adapter Advanced Settings
Network Adapter Advanced Settings
VMware Workstation è il primo strumento di virtualizzazione “personale” a vincere più di 50 titoli per il vasto supporto di sistemi operativi, la ricchezza dell’esperienza utente, il completo set di feature e per le sue performance.
Per maggiori informazioni è possibile consultare:

martedì 13 settembre 2011

Evoluzione di Storage vMotion


Storage vMotion è una funzionalità che permette lo spostamento a caldo del disco tra datastore senza causare downtime alle VM. Questa operazione avviene a “all’interno” di ESX/ESXi oppure “all’interno” dello storage array per quei prodotti che supportano l’accelerazione HW portata dalle VAAI. Questo articolo parla dell’evoluzione del prodotto, nel corso delle release di ESX/ESXi.
La prima versione di questo software è stata introdotta con la migrazione da ESX 3.x a ESX 3.0.1. L’aggiornamento comportava anche il passaggio dalla VMFS-2 alla VMFS-3 quindi, per evitare il downtime delle VM, è stata progettata questa funzione che ai tempi non veniva chiamata Storage vMotion. Nonostante questo specifico utilizzo, appariva già evidente quali altre strade questa feature avrebbe potuto prendere ed in effetti nel corso delle edizioni Storage vMotion si è evoluto molto significativamente.
Con ESX 3.5, Storage vMotion si basava sul meccanismo delle snapshot. Dopo il lancio del comando (al tempo via CLI oppure con plug-in di terze parti) veniva creata una snapshot sui dischi sorgenti della VM in modo tale che tutte le nuove scritture fossero dirottate sulla snapshot (dischi delta). In questa condizione il disco di base poteva essere spostato verso il datastore di destinazione. Al termine della migrazione i cambiamenti, catturati nei file delta delle snapshot, venivano committati sul VMDK nel nuovo datastore. Questo meccanismo risultava poco efficiente per le VM con uso intensivo dello storage, che faceva incrementare la crescita dei file delta e di conseguenza il tempo della commit, con il risultato che Storage vMotion poteva consumare una quantità considerevole di tempo.
Per queste ragioni Storage vMotion, nella versione ESX 3.5, veniva considerato uno strumento per le operazioni di straordinaria amministrazione come la sostituzione di una SAN o la riconfigurazione di un volume.
Con vSphere 4.x, grazie alle vStorage API, è stata introdotta una nuova  funzionalità chiamata Changed Block Tracking (CBT). CBT, tra le altre, incrementa le prestazioni di Storage vMotion in quanto elimina l’uso delle snapshot; di fatto con vSphere 4.x lo spostamento di VM con snapshot non era più supportato. Lanciato il comando i dischi della VM vengono copiati nel datastore di destinazione (opzionalmente è possibile smembrare le VM su datastore diversi); lo scopo di CBT è di tener traccia dei blocchi modificati dopo la prima copia. A questo punto inizia una copia, di uno o più passi, per applicare i blocchi modificati sul disco alla destinazione; durante il ciclo quando il numero del blocchi modificati è sufficientemente piccolo viene eseguita l’operazione di “Fast Suspend/Resume” che permette di trasferire l’esecuzione della VM sul datastore di destinazione. Anche in questo caso VM con I/O particolarmente intensivi potevano causare molti cicli di copia, risultando in un lungo tempo di esecuzione portando, in alcuni casi, al fallimento dell’operazione.
Con vSphere 4.x Storage vMotion estende il suo utilizzo in altri ambiti prima preclusi su ESX 3.5 quale la redistribuzione manuale delle VM su più datastore per equilibrare i carichi di lavoro.
In vSphere 5.0 lo spostamento con Storage vMotion avviene con una “copia in un singolo passaggio” grazie all’uso di Mirror Driver, un meccanismo che, dopo la prima copia, permette di sincronizzare tutti i cambiamenti avvenuti sul disco di destinazione. Non sono più quindi necessarie le copie ricorsive riducendo notevolmente i tempi dello spostamento. Storage vMotion in vSphere 5 reintroduce il supporto per lo spostamento di VM con snapshot e di VM linked clones.
vSphere5 apre nuove scenari per l’utilizzo di Storage vMotion come le tecniche per il bilanciamento automatico delle VM in base all’uso e/o al carico di lavoro; questa funzionalità si chiama Storage DRS.
Per maggiori informazioni consultare l’articolo: “vSphere 5.0 Storage Features Part 2 - Storage vMotion

lunedì 12 settembre 2011

VMware vCSA: vCenter Server Appliance

vCSA è un virtual appliance Linux preconfigurato ottimizzato per l’esecuzione di vCenter Server è i servizi ad esso associato. Questo appliance può essere distribuito su ESX/ESXi 4.x o superiori e necessita almeno di 7GB di spazio disco se opta per il disco thin provisioned.
Il prodotto è fornito in formato OVF quindi la distribuzione del pacchetto avviene attraverso il vSphere client attraverso il wizard Deploy OVF Template. Di fatto vCenter Server Appliance rappresenta una alternativa all’uso di vCenter installato su una macchina, fisica o virtuale, basata su MS-Windows.
La prima configurazione avviene  attraverso la console oppure via browser puntando all’indirizzo del virtual appliance sulla porta 5480 (https://vCSA-ip:5480) , utenze e password di default sono “root” “vmware”.
vCSA è amministrabile attraverso il vSphere Cliente, come la versione per windows, inoltre il pacchetto prevede:
  • un DB embedded (DB2) per l’uso in ambienti medio piccoli (5 host e/o 50 VM), oppure la possibilità di collegarsi ad un DB esterno Oracle o DB2 per ambienti più grandi;
  • autentica verso Active Directory (AD) oppure Network Information Services (NIS);
  • supporto per il vSphere Web Client (già incluso nel pacchetto);
  • il server Auto Deploy preconfigurato;
  • l’archiviazione si dei file di core e di log del vCenter Server Virtual Appliance, anche su storage remoto;
  • l’opzione per collezionare via rete i core dump di ESXi.
Il virtual Appliance inoltre resulta essere più rapido nelle fasi di migrazione, basterà infatti sostituire la VM e ripuntare al DB esterno oppure importare la configurazione da una precedente installazione e le patch potranno essere installare attraverso la vCSA web interface.
Rispetto alla versione Windows il vCenter Server Appliance non dispone di:
  • supporto per MS-SQL;
  • supporto per linked mode;
  • supporto per IPv6;
  • protezione via vCenter Heartbeat
Per maggiori informazioni consultare:

mercoledì 31 agosto 2011

VMware Certified Professional su vSphere 5

Ci sono diversi percorsi per ottenere la certificazione VCP5, in base al proprio background. Generalmente gli step per la certificazione sono 3:

  • partecipare ad uno dei corsi abilitanti alla certificazione (VMware vSphere: What’s New, VMware vSphere: Install, Configure, Manage)
  • acquisire esperienza su VMware vSphere 5
  • sostenere l’esame VCP5

Come anticipato se la propria esperienza con VMware non è agli inizi esistono delle varianti ai passi appenda descritti.

  • Si è già certificati VCP2? E’ necessario partecipare al corso “ vSphere: Install, Configure, Manage” e sostenere l’esame VCP5.
    Si è già certificati VCP3? Fino al 29 febbraio 2012 è necessario partecipare al corso “VMware vSphere: What’s New”, dopo la scadenza il requisito diventa il corso “VMware vSphere: Install, Configure, Manage”. Dopo il corso è comunque necessario sostenere l’esame VCP5.
  • Si è già certificati VCP4? Anche se consigliato, non è obbligatorio partecipare ad alcun corso ed è possibile sostenere l’esame VCP5 entro il 29 febbraio 2012. Dopo la scadenza è necessario partecipare al corso VMware vSphere: What’s New. Dopo il corso è comunque necessario sostenere l’esame VCP5.
  • Non si è certificati ma si è partecipato ad un corso qualificante per l’esame VCP4? E’ possibile certificarsi VCP4 e successivamente sostenere l’esame VCP5, oppure è necessario partecipare al corso VMware vSphere What’s New e sostenere l’esame VCP5

La grafica sotto riportata illustra i percorsi disponibili in base al proprio background

Percorsi per la certificazione VCP5
Percorsi per la certificazione VCP5

Per maggiori informazioni è possibile consultare la sezione relativa alle certificazioni sul sito VMware

VMware annuncia nuovi prodotti e servizi per “l’era post PC”

La crescita delle soluzioni VMware per lo stack End-User Computing è pensata per liberare gli utenti aziendali e le risorse IT dalla complessità accumulata da più di 20 anni di gestione “device-centrica” dei client e offre una piattaforma “user-centrica”, ITaaS. In questo nuovo modello le aziende potranno beneficiare di un approccio di tipo hybrid cloud mantenendo un ambiente gestito e sicuro, fornendo ai dipendenti nuove vie per collaborare attraverso l’uso di applicazioni e dati, disponibili da diverse periferiche, dove e quanto questi sono necessari.

Oggi, 30 agosto, VMware ha annunciato al VMworld 2011 una serie di nuovi prodotti e servizi cloud-based per aiutare le aziende ad accelerare il proprio viaggio verso l’era post PC:

VMware View 5: protocollo ottimizzato con un margine di miglioramento fino al 75% nel consumo di banda per le connessioni LAN e WAN, supporto avanzato per la grafica 3D, integrazione di soluzioni unified communications per l’uso di voce e video adottando tecnologie leader nel mercato quali Avaya e Mitel e personalizzazione del proprio desktop con un sistema integrato per il persona management.

VMware Horizon: nuovi miglioramenti che forniscono una piattaforma aperta, user-centrica per la fornitura di diversi tipi di applicazione da un “unified application catalog” per un’ampia gamma di device.

  • VMware Horizon Application Manager fa leva sulle funzionalità di virtualizzazione offerte VMware ThinApp. VMware Horizon Application Manager mette a disposizione una console centralizzata per gestire gli accessi, il deployment e gli aggiornamenti di applicazioni Windows indipendentemente dal tipo di device e dal sistema operativo sottostante. Queste nuove funzionalità saranno in beta entro al fine dell’anno. Il servizio di “unified application catalog” di Horizon garantirà benefici sia per gli utenti che per gli amministratori IT, collassando diverse entità separate in una singola entità aziendale per l’accesso sicuro dei dipendenti al cloud privato e pubblico.
  • VMware Horizon Mobile basato sulla piattaforma VMware Mobile Virtualization Platform (MVP), offrirà nuove funzionalità che permetteranno alle aziende di creare e gestire in sicurezza ambiente di lavoro per gli utenti mobili isolandoli dal proprio ambiente mobile personale. La conseguenza sarà che gli utenti avranno la massima libertà di scegliere un singolo device Android sia per uso personale che per uso lavorativo.

I futuri rilasci di VMware Horizon sposeranno i sistemi di gestione e di pubblicazione di applicazioni virtualizzate offerte da Citrix, Microsoft e VMware con la gestione della applicazioni mobile e cloud-based.

VMware ha inoltre anticipato 2 nuove tecnologie per il layer end-user computing, nome in codice Projects AppBlast e Octopus

Project AppBlast permetterà la distribuzione universale di ogni applicazione, comprese quelle per Windows, su qualsiasi dispositivo che supporta HTML5, permettendo un istantaneo accesso remote alle applicazioni senza il grosso peso del sistema operativo.

Project Octopus si baserà sulle tecnologie di sincronizzazioni dei dati offerte da VMware Zimbra e Mozy per permettere una collaborazione ed uno scambio di dati e informazioni di classe enterprise. Inoltre Project Octopus, offrirà una semplice integrazione con VMware Horizon, VMware View e Project AppBlast per creare un servizio Cloud aziendale sicuro.

Questi ultimi 2 progetti promettono di semplificare drasticamente l’accesso e la condivisione di informazioni tra persone e dispositivi contribuendo alla creazione della “Connected Enterprise”.

Per maggiori informazioni consultare le seguenti risorse:

vSphere 5 HA: heartbeat a livello di storage

vSphere HA introduce il concetto di host master e host slave. Lo stato di un host è visibile nella scheda summary dell’host stesso.

Scheda Summary dell'host ESX
Scheda Summary dell'host ESX

Quando un host master in un cluster HA non riesce a comunicare con uno slave attraverso la rete di management, per determinare se l’host è in stato di crash oppure è isolato, si avvale dell’heartbeat a livello di storage. In assenza di entrambe gli heartbeat il master considera l’host fallito e riavvierà le sua macchine virtuali altrove.

vCenter server seleziona un set di datastore preferenziali per il “Datastore Heartbeating”. Questa selezione viene fatta per massimizzare il numero di host che hanno accesso ai datastore per l’heartbeat e minimizzare la probabilità che appartengano allo stesso storage array o NFS server. Per modificare la selezione dei datastore è possibile agire editando i parametri del cluster dal vSphere Client.

Edit del cluster HA
Edit del cluster HA

La scheda Datastore Heartbeating permette di selezionare i datastore attingendo da una lista di datastore visti da almeno 2 host. E’ inoltre possibile vedere quale datastore vSphere HA ha selezionato attraverso la scheda “Heartbeat Datastores” nella finestra “HA Cluster Status”.

Finestra “HA Cluster Status”
Finestra “HA Cluster Status”

E’ possibile utilizzare l’opzione avanzata “das.heartbeatdsperhost” per cambiare il numero di datastore per l’heartbeat selezionato dal vCenter per ogni host, il default è 2 ed il valore massimo è 5.

In un ambiente che usa tecnologie convergenti (CNA), ovvero dove traffico di rete e storage viaggiano sugli stessi adattatori fisici è consigliato disabilitare la funzionalità di datastore heartbeating, in quanto non fornisce alcun beneficio per questo tipo di ambienti.

vSphere HA crea la cartella “.vSphere-HA” nella root di ogni datastore usato perl’heartbeat ; la cartella viene utilizzata sia dalla funzionalità datastore heartbeating sia per mantenere il set di VM da proteggere. Questa cartella non deve essere cancellata ed i file in essa contenuti non devono essere editati. Nel caso in cui più cluster utilizzino gli stessi datastore verranno create delle sottocartelle.

Finestra Datastore Browser
Finestra Datastore Browser

Per maggiori dettagli è possibile consultare la guida di vSphere 5 alla sezione “Datastore Heartbeating”

lunedì 29 agosto 2011

Comparazione tra VMware HA 4.x e vSphere HA 5.0

Con il rilascio di vSphere 5 anche VMware HA è stato ripensato.

VMware High Availability, fino a vSphere 4.x, era basato su Automated Availability Manager. Il sistema prevedeva che i primi 5 host nel cluster venissero promossi quali Host primari mentre i successivi come host secondari. Gli host primari avevano lo scopo di decidere dove far ripartire le VM, tener traccia dei tentativi di restart falliti e determinare quando è appropriato continuare a tentare di riaccendere una VM.

Il controllo sulla consistenza del cluster avviene attraverso lo scambio di pacchetti (heartbeat) fra i diversi host, nel caso di heartbeat mancante si è di fronte ad un crash di un host oppure ad un caso di isolamento il cui stato, nelle versioni pre vSphere 5, veniva appurato solo attraverso la rete.

vSphere 5 introduce un nuovo sistema chiamato Fault Domain Manager (FDM), anch’esso basato su agenti installati su ogni ESX. Nel cluster un host sarà il mastre mentre gli altri fungeranno da slave. Nel caso di crash, di spegnimento o rimozione dell’host master viene eletto un nuovo master tra gli slave.

L’host Master monitorizza lo stato degli slave per verificarne la disponibilità. Nel caso uno host slave fallisca le VM ospitate su di esso verranno riaccese. Oltre a questo l’host master monitorizza lo stato di power di tutte le VM da proteggere e gestisce la lista di tutti gli host nel cluster.

Per quanto riguarda lo stato di isolamento vSphere HA 5 si avvale di controlli sulla rete e sullo storage.

Per maggiori informazioni è possibile leggere la KB 2004401

giovedì 25 agosto 2011

Download vSphere 5 e comparazione tra ESX/ESXi 4.1 e ESXi 5.0

Da oggi è possibile scaricare dal sito VMware la nuova versione della piattaforma di virtualizzazione vSphere 5.0. Il download è disponibile attraverso l'indirizzo: http://downloads.vmware.com/d/info/datacenter_cloud_infrastructure/vmware_vsphere/5_0

Sempre da oggi è disponibile nella VMware Knowledge Base un nuovo articolo che analizza in tabella le differenze tra ESX/ESXi 4.1 con la nuova versione di ESXi 5.0.

Per maggiori informazioni consultare la KB 2005377

venerdì 5 agosto 2011

vSphere 5: aggiornamento al modello di licensing

Durante l’annuncio di vSphere 5, VMware a reso noto anche i nuovi criteri per licenziare la piattaforma, introducendo il parametro della vRAM ovvero la RAM assegnata alla macchina virtuale. Questo approccio non è piaciuto al pubblico e parecchi commenti sono stati fatto da partner, clienti anche attraverso post su molti blog sull’argomento è stato ascoltato da VMware.

Il 3 agosto VMware ha apportato 3 importanti aggiornamenti al modello di licensing:

  • è stata incrementata la soglia della vRAM per tutte le edizioni di vSphere , che è stata raddoppiata per le versioni vSphere Enterprise e Enterprise Plus;
  • è stato limitato il conteggio della vRAM per ogni VM in modo tale da evitare che la singola VM possa costare più che una licenza vSphere Enterprise Plus. Questo cambiamento è in linea con l’obiettivo di VMware di rendere vSphere la miglior piattaforma per l’esecuzione di applicazioni Tier 1;
  • il modello di licensing è stato adattato per essere più flessibile nelle situazioni dove ci sono picchi di lavoro a breve termine, tipico di ambienti di test e sviluppo. Ora viene considerata la media di vRAM consumata negli ultimi 12 mesi.

Infine è stato introdotto anche un modello di licenziamento per l’ambiente desktop, vSphere Desktop Edition, per indirizzare il licensing di ambienti VDI. vSphere Desktop è licenziato per il numero totale di VM accese permettendo ai clienti di acquistare le licenze secondo il criterio del “pay per user”

Per maggiori informazioni è possibile consultare l’articolo: “VMware vSphere 5 Licensing and Pricing Update

mercoledì 3 agosto 2011

vSphere 5: miglioramenti sulla gestione della memoria

Supporto fino ad 1TB di virtual RAM

Con vSphre 5.0 le VM potranno supportare fino ad 1 TB di virtual RAM. Questo enhancement è pensato per virtualizzare applicazioni Tier 1 e applicazione che fanno un largo consumo di RAM, come gli “In-memory database”. Da misurazioni sperimentali eseguite con VM da 1TB e applicazioni “memory intensive” è risultato che le performance sono simili a quelle prodotte da macchine con identiche configurazioni fisiche.

SSD Swap Cache

vSphere 5.0 può essere configurato per permettere ad ESXi di swappare sui dischi a stato solido (SSD). Negli host con poca memoria disponibile a causa di un intenso consumo di RAM da parte delle VM dove le tecniche di recupero delle memoria quali ballooning, transparent page sharing (TPS) e memory compression non sono stati sufficienti, lo swap di ESX rappresenta l’ultima risorsa a disposizione delle VM.

vSphere adotta 3 metodi per far fronte alle limitazioni dello swap dell’hypervisor e migliorare le performance:

  • selezione random delle pagine delle VM che verranno swappate. Questo mitiga l’impatto di ESXi che continua ad interagisce con la gestione della memoria del sistema operativo in maniera euristica. Questo metodo è disponibile a partire dalle prime versioni di VMware ESX;
  • compressione delle pagine di memoria della macchina virtuale marcate da ESX per lo swap. Questo metodo è stato introdotto con vSphere 4.1 e riduce il numero delle pagine di memoria che dovrà essere scritto sul disco durante la fase di recupero della memoria, garantendo alle applicazioni un beneficio in termini performance;
  • vSphere 5.0 permette di configurare una swap cache sui dischi SSD. ESXi utilizzerà questa cache per indirizzare le pagine di memoria da swappare al posto di inviarle al file di swap generato per le VM e depositato sul disco. Al momento di un successivo accesso alla pagina nella swap cache, la pagina verrà recuperata molo velocemente e successivamente rimossa dalla swap cache per liberare spazio. Dato che le latenze in lettura dei dischi SSD sono estremamente più rapide rispetto a quelle dei dischi “tradizionali” i tempi dello swap-in sono ridotti al minimo con un grande miglioramento delle performance per le applicazione negli scenari di memory over commitment.

Per maggiori informazioni consultare il technical white paper “What’s New in Performance in VMware vSphere™ 5.0″

domenica 31 luglio 2011

vSphere 5: miglioramenti sullo storage

Supporto di Storage I/O Control per la NFS

vSphere 5 estende il supporto per la funzionalità di Storage I/O Control anche sulle NFS e più in generale sulle Network-Attached Storage (NAS). I benefici più significativi sono:

  • regola dinamicamente l’accesso contemporaneo di più VM allo storage condiviso in base alle share sul disco assegnate a livello di VM;
  • aiuta ad individuare le applicazioni sensibili alla latenza che utilizzano molti I/O di piccole dimensioni (minori di 8KB). Questo consente di aumentare le prestazioni fino al 20%;
  • distribuisce le risorse non utilizzate alle VM che ne hanno bisogno in base alle share del disco delle VM. Questo permette un’allocazione più corretta delle risorse dello storage, senza sprechi;
  • limita le fluttuazioni nelle performance delle VM con workload critici durante i momenti di estremo carico e di congestione sull’ I/O. Il beneficio nelle prestazioni è stato calcolato all’11% rispetto ad uno scenario che non adotta SIOC.

Storage I/O Control fornisce un meccanismo di controllo dinamico per la gestione dell’accesso alle risorse I/O (FC, iSCSI, NFS) da parte delle VM in un cluster. I benefici di SIOC, prima previsti solo per FC e iSCSI sono ora applicati anche a NFS. I test condotti hanno dimostrato che con un adeguato bilanciamento dei carichi SIOC è in grado di migliorare le performance per le applicazioni critiche fino al 10% con un miglioramento sulla latenza delle operazioni di I/O fino al 33%.

Per maggiori informazioni consultare il technical white paper "What’s New in Performance in VMware vSphere™ 5.0"

vSphere 5: miglioramenti lato CPU

32-vCPU: performance e scalabilità

VMware vSphere 5.0 permette la creazione di VM con 32 vCPU. L’utilizzo di un grande numero di vCPU in una VM può potenzialmente aiutare alcune applicazioni Tier 1 e Mission Critical ad avere migliori prestazioni e throughput e/o una migliore risposta durante l’esecuzione. VMware ha condotto, nei suoi laboratori, diversi test includendo applicazioni commerciali T1 e HPC. Le performance osservate erano simili a quelle native (92-97%) man mano che le applicazioni virtualizzate scalavano a 32 vCPU.

Miglioramenti relativi allo schedulatore per l’architettura Intel Simultaneous MultiThreading (SMT)

L’architettura SMT espone 2 HEC (Hardware Execution Contexts) per ogni singolo core. Il beneficio nell’utilizzare 2 HEC comporta un miglioramento di performance dal 10% al 30% in funzione del tipo di workload. In vSphere 5.0, la policy dello schedulatore della CPU è stata ottimizzata per questo tipo di architettura ed è in grado di bilanciare il massimo throughput e “l’imparzialità” (fairness) tra VM. Oltre alle migliorie già presenti in vSphere 4.1, VMware ha ulteriormente potenziato lo schedulatore SMT per assicurare la miglior efficienza e performance per le applicazioni mission critical.

Virtual NUMA (vNUMA)

Virtual NUMA (vNUMA) permette di esporre alla VM la topologia NUMA dell’HOST; i sistemi operativi guest in grado di gestire NUMA e le applicazioni potranno utilizzare nel modo più efficiente l’architettura del server fisico. vNUMA richiede il virtual HW 8, che offre considerevoli benefici in termini di performance per i sistemi operativi e le applicazioni studiate per l’ottimizzazione NUMA

Per maggiori informazioni consultare il technical white paper "What’s New in Performance in VMware vSphere™ 5.0"

vSphere 5: miglioramenti sulla scalabilità di VMware vCenter Server

VMware vSphere 5 migliora ulteriormente le performance e la scalabilità rispetto alla versione precedente.

In merito a vCenter gli sviluppi riguardano:

  • Numero di VM per Cluster
  • HA (High Availability)

Virtual Machines per Cluster

Nonostante le nuove dimensioni delle VM (32 vCPU e 1 TB di VRAM) ed il maggior numero di VM per cluster, vSphere 5 permette di gestire un numero maggiore di operazioni (fino al 120% in più) come: accensioni e spegnimenti di VM, migrazioni, registrazione e de-registrazione di macchine dall’inventario, creazioni di cartelle. Il miglioramento sulla latenza delle operazioni è valutabile in un range dal 25% al 75% in base al tipo di operazione ed al carico di lavoro esistente.

HA (High Availability)

Molte sono le migliorie in vSphere 5.0 per ridurre i tempi di configurazione e incrementare le performance del failover. Il cluster HA supporta fino a 32 host con 3200 VM e la sua configurazione è 9 volte più rapida. Nella stessa quantità di tempo, rispetto alla versione precedente, vSphere 5.0 può gestire il 60% in più di failover di VM. Il tempo minimo per la ripartenza, dal guasto del server alla partenza della prima VM, è stato migliorato del 44,4%. Il tempo medio di failover per la VM è stato migliorato del 14%.

Per quanto riguarda il CPU slot size, ovvero la dimensione della CPU da “risparmiare” per ogni VM protetta da HA, è più piccola rispetto a quella richiesta da vSphere 4.1; questo permette un maggior tasso di consolidamento. Distributed Power Management (DPM), inoltre, potrebbe essere in grado di mettere in standby mode più host nel cluster quando l’utilizzo è basso, aumentando il risparmio energetico.

Per maggiori informazioni consultare il technical white paper "What’s New in Performance in VMware vSphere™ 5.0"

SIOC: Storage I/O Control

Storage I/O Control (SIOC), è una nuova funzionalità disponibile in vSphere4.1 che permette un controllo più granulare dell’accesso delle VM sullo storage.

Spesso i problemi legati alle performance sullo storage dipendono da una eccessiva latenza del device. Quando la latenza misurata sul device supera i 20ms, è possibile che le applicazioni comincino a soffrire ed è necessario risolvere il problema.

Prima di vSphere 4.1 il peso relativo della VM, lato storage, veniva calcolato a livello del singolo host ESX, questo non rappresenta una situazione ottimale in quanto lo storage viene utilizzato da più VM distribuite su più host. Un caso limite è rappresentato da un cluster composto da più host e molte VM nel quale abbiamo un host che ospita una singola VM, questo significa che la VM ottiene l’accesso completo al device, mentre altre VM potrebbero competere a causa delle loro collocazione sui server ESX.

Lo scopo di SIOC è quello di identificare la latenza a livello di volumi VMFS per cercare di evitare che le VM con alta priorità, distribuite su host differenti, vadano in sofferenza durante un picco di lavoro sullo storage.

L’abilitazione della feature avviene chiedendo le proprietà del datastore e premendo l’apposita check box.

Abilitazione SIOC
Abilitazione SIOC

Una volta applicata la funzionalità è possibile osservarne lo stato dal nel riquadro di dettaglio della datastore selezionato.

Dettagli Datastore con SIOC abilitato
Dettagli Datastore con SIOC abilitato

L’immagine sottostante mostra graficamente i vantaggi del SIOC.

Prima e dopo abilitazione SIOC
Prima e dopo abilitazione SIOC

Per comprendere questa funzione è necessario spiegare alcuni termini

  • Disk shares: rappresentano l’importanza relativa della VM rispetto alla distribuzione risorse dello storage. Questo significa che in fase di contesa la VM con più share otterrà un maggiore accesso allo storage e di conseguieunza avrà un throughput più alto e una minore latenza;
    Host aggregate shares: somma delle share sul disco di tutte le VM che condividono il datastore;
    Datastore-wide normalized I/O latency: media ponderata e normalizzata della latenza vista dagli host che raggiungono il datastore. Per fare il calcolo viene usato il numero delle richieste di I/O completate per secondo da ogni host. Dato che la richiesta di I/O può avere diverse dimensioni, deve essere normalizzata, in questo caso una elevata latenza per una grande I/O viene distinta da un’alta latenza causata dalla congestione del device;
    Congestion threshold: rappresenta la soglia normalizzata della latenza per l’intero datastore alla quale SIOC fa riferimento per assegnare la priorità alle richieste di I/O delle VM in base alle share stabilite.

Per maggiori informazioni è possibile consultare le seguenti guide:


martedì 26 luglio 2011

VMware vSphere 5: ma quanto mi costi ????

L'impatto del nuovo listino basato sulla vRAM per i clienti VMware vSphere

VMware ha annunciato il nuovo modello di licenze che sarà essenzialmente in base alla quantità di RAM virtuale assegnata a tutte le macchine virtuali in un cluster vCenter.

Sostanzialemente il modello di vendita delle licenze
si è spostato da un modello basato sul numero di CPU (socket e/o Core) fisica ad un modello basato sulla RAM virtuale.

Con questo cambiamento sul modello di licensing, Vmware andrà ad impattare sui costi che i clienti dovranno sostenere per gestire i loro ambienti virtuali.

Ulteriori informazioni:
Eppure il modello di licensing per-VM non era poi così male ?

Certo, con la diffusione dei sistemi a 64bit, i bassi costi della RAM, il consolidando su poche istanze di OS su cui si può far girare di tutto: forse questo cambio di strategia sui listini era proprio necessaria ?



domenica 17 luglio 2011

Nuovi prodotti e nuove versioni annunciate da VMware

VMware il 12 luglio ha annunciato il rilascio della nuova versione di vSphere e di altri prodotti. I prodotti saranno disponibili nel Q3 del 2011

vSphere 5 dispone di quasi 200 funzioni tra nuove e migliorate; continuando quindi ad essere lo standard ed il punto di riferimento per la virtualizzazione ed il fondamento principale per la costituzione di un ambiente cloud.

vSphere 5 è stato progettato per garantire:

  • migliori prestazioni per le applicazioni

  • incrementare l’alta affidabilità per i servizi business-critical,

  • maggiore automazione


Nella stessa giornata VMware ha inoltre annunciato tre ulteriori aggiornamenti facenti parte della suite per la cloud infrastructure:

  • VMware vShield 5: pensato per indirizzare i problemi relativi alla sicurezza, al controllo ed alla conformità. vShield nasce per proteggere gli ambienti virtuali e cloud ed è quindi in grado di fornire un modello di sicurezza diverso e più “consapevole” rispetto alle soluzioni tradizionali. Per fornire soluzioni ottimizzate ed orientate al cloud VMware collabora con i leader del settore della sicurezza;

  • VMware vCenter Site Manager Recovery 5: evoluzione di SRM che introdurrà nuove funzionalità quali la replica integrata dello storage e nuove features legate al failback ed alla migrazione pianificata. SRM 5 si integra con una vasta gamma di prodotti per la replica dello storage dando agli utenti la massima libertà di scelta nel progettare la propria soluzione di DR;

  • VMware vCloud Director 1.5: aggiornamento della soluzione per il cloud, abilità il modello “self-service” per il provisioning di servizi infrastrutturali interni ed esterni. VMware vCloud Director 1.5 permetterà di ridurre drasticamente il tempo necessario per la messa in produzione di nuovi server/servizi.


Ulteriori risorse:

giovedì 7 luglio 2011

Network Load Balancing: come funziona il criterio IP-Hash

La policy di Load Balancing “Route based on IP-Hash”, selezionabile nella scheda “NIC Teaming” a livello di vSwicth (o Portgroup) permette, di distribuire il traffico di una VM o di una porta VMkernel tra tutte le VMNIC appartenenti allo switch virtuale. Affinché questo metodo possa funzionare è necessario che lo switch fisico sia configurato per aggregare (802.3ad) le porte utilizzate nello switch virtuale.

Network Load Balancing “Route based on IP-Hash”

Il bilanciamento viene eseguito per il traffico in uscita e IP-Hash stabilisce un connessione, impegnando una NIC fisica differente, per ogni sessione “IP-sorgente – IP destinazione”; quindi se una VM con un IP comunica con 2 indirizzi IP differenti (esterni ad ESX) utilizzerebbe 2 NIC fisiche distinte.

Limiti di questo metodo:



  • ogni sessione utilizzarà al massimo alla velocità della NIC fisica su cui si è attesta;


  • il calcolo della scelta della NIC fisica viene fatto per ogni connessione, quindi se una VM comunica sempre o molto spesso solo con un IP, ESX è impegnato per fare un calcolo che darà sempre lo stesso risultato;


  • il sistema non tiene conto del carico di lavoro della NIC quindi in un ambiente ricco di VM è possibile che il calcolo restituisca una NIC fisica già fortemente utilizzata.


Per quanto riguarda il calcolo eseguito per selezionare la NIC fisica è necessario convertire in esadecimale i 2 indirizzi IP della sessione e con una calcolatrice scientifica eseguire lo XOR. Esempio:



  • IP sorgente 192.168.100.134, che in esadecimale diventa C0A86486


  • IP destinazione 192.168.100.70, che in esadecimale diventa C0A86446


  • C0A86486 XOR C0A86446 = C0


Successivamente è necessario calcolare il resto (MOD) dividendo il risultato dell’operazione XOR con il numero di VMNIC associate allo switch virtuale. Quindi se il vSwitch avesse 2 NIC si ottiene:



  • C0 MOD 2 = 0


Per maggiori infoirmazioni è possibile consultare: