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mercoledì 31 agosto 2011

VMware Certified Professional su vSphere 5

Ci sono diversi percorsi per ottenere la certificazione VCP5, in base al proprio background. Generalmente gli step per la certificazione sono 3:

  • partecipare ad uno dei corsi abilitanti alla certificazione (VMware vSphere: What’s New, VMware vSphere: Install, Configure, Manage)
  • acquisire esperienza su VMware vSphere 5
  • sostenere l’esame VCP5

Come anticipato se la propria esperienza con VMware non è agli inizi esistono delle varianti ai passi appenda descritti.

  • Si è già certificati VCP2? E’ necessario partecipare al corso “ vSphere: Install, Configure, Manage” e sostenere l’esame VCP5.
    Si è già certificati VCP3? Fino al 29 febbraio 2012 è necessario partecipare al corso “VMware vSphere: What’s New”, dopo la scadenza il requisito diventa il corso “VMware vSphere: Install, Configure, Manage”. Dopo il corso è comunque necessario sostenere l’esame VCP5.
  • Si è già certificati VCP4? Anche se consigliato, non è obbligatorio partecipare ad alcun corso ed è possibile sostenere l’esame VCP5 entro il 29 febbraio 2012. Dopo la scadenza è necessario partecipare al corso VMware vSphere: What’s New. Dopo il corso è comunque necessario sostenere l’esame VCP5.
  • Non si è certificati ma si è partecipato ad un corso qualificante per l’esame VCP4? E’ possibile certificarsi VCP4 e successivamente sostenere l’esame VCP5, oppure è necessario partecipare al corso VMware vSphere What’s New e sostenere l’esame VCP5

La grafica sotto riportata illustra i percorsi disponibili in base al proprio background

Percorsi per la certificazione VCP5
Percorsi per la certificazione VCP5

Per maggiori informazioni è possibile consultare la sezione relativa alle certificazioni sul sito VMware

VMware annuncia nuovi prodotti e servizi per “l’era post PC”

La crescita delle soluzioni VMware per lo stack End-User Computing è pensata per liberare gli utenti aziendali e le risorse IT dalla complessità accumulata da più di 20 anni di gestione “device-centrica” dei client e offre una piattaforma “user-centrica”, ITaaS. In questo nuovo modello le aziende potranno beneficiare di un approccio di tipo hybrid cloud mantenendo un ambiente gestito e sicuro, fornendo ai dipendenti nuove vie per collaborare attraverso l’uso di applicazioni e dati, disponibili da diverse periferiche, dove e quanto questi sono necessari.

Oggi, 30 agosto, VMware ha annunciato al VMworld 2011 una serie di nuovi prodotti e servizi cloud-based per aiutare le aziende ad accelerare il proprio viaggio verso l’era post PC:

VMware View 5: protocollo ottimizzato con un margine di miglioramento fino al 75% nel consumo di banda per le connessioni LAN e WAN, supporto avanzato per la grafica 3D, integrazione di soluzioni unified communications per l’uso di voce e video adottando tecnologie leader nel mercato quali Avaya e Mitel e personalizzazione del proprio desktop con un sistema integrato per il persona management.

VMware Horizon: nuovi miglioramenti che forniscono una piattaforma aperta, user-centrica per la fornitura di diversi tipi di applicazione da un “unified application catalog” per un’ampia gamma di device.

  • VMware Horizon Application Manager fa leva sulle funzionalità di virtualizzazione offerte VMware ThinApp. VMware Horizon Application Manager mette a disposizione una console centralizzata per gestire gli accessi, il deployment e gli aggiornamenti di applicazioni Windows indipendentemente dal tipo di device e dal sistema operativo sottostante. Queste nuove funzionalità saranno in beta entro al fine dell’anno. Il servizio di “unified application catalog” di Horizon garantirà benefici sia per gli utenti che per gli amministratori IT, collassando diverse entità separate in una singola entità aziendale per l’accesso sicuro dei dipendenti al cloud privato e pubblico.
  • VMware Horizon Mobile basato sulla piattaforma VMware Mobile Virtualization Platform (MVP), offrirà nuove funzionalità che permetteranno alle aziende di creare e gestire in sicurezza ambiente di lavoro per gli utenti mobili isolandoli dal proprio ambiente mobile personale. La conseguenza sarà che gli utenti avranno la massima libertà di scegliere un singolo device Android sia per uso personale che per uso lavorativo.

I futuri rilasci di VMware Horizon sposeranno i sistemi di gestione e di pubblicazione di applicazioni virtualizzate offerte da Citrix, Microsoft e VMware con la gestione della applicazioni mobile e cloud-based.

VMware ha inoltre anticipato 2 nuove tecnologie per il layer end-user computing, nome in codice Projects AppBlast e Octopus

Project AppBlast permetterà la distribuzione universale di ogni applicazione, comprese quelle per Windows, su qualsiasi dispositivo che supporta HTML5, permettendo un istantaneo accesso remote alle applicazioni senza il grosso peso del sistema operativo.

Project Octopus si baserà sulle tecnologie di sincronizzazioni dei dati offerte da VMware Zimbra e Mozy per permettere una collaborazione ed uno scambio di dati e informazioni di classe enterprise. Inoltre Project Octopus, offrirà una semplice integrazione con VMware Horizon, VMware View e Project AppBlast per creare un servizio Cloud aziendale sicuro.

Questi ultimi 2 progetti promettono di semplificare drasticamente l’accesso e la condivisione di informazioni tra persone e dispositivi contribuendo alla creazione della “Connected Enterprise”.

Per maggiori informazioni consultare le seguenti risorse:

vSphere 5 HA: heartbeat a livello di storage

vSphere HA introduce il concetto di host master e host slave. Lo stato di un host è visibile nella scheda summary dell’host stesso.

Scheda Summary dell'host ESX
Scheda Summary dell'host ESX

Quando un host master in un cluster HA non riesce a comunicare con uno slave attraverso la rete di management, per determinare se l’host è in stato di crash oppure è isolato, si avvale dell’heartbeat a livello di storage. In assenza di entrambe gli heartbeat il master considera l’host fallito e riavvierà le sua macchine virtuali altrove.

vCenter server seleziona un set di datastore preferenziali per il “Datastore Heartbeating”. Questa selezione viene fatta per massimizzare il numero di host che hanno accesso ai datastore per l’heartbeat e minimizzare la probabilità che appartengano allo stesso storage array o NFS server. Per modificare la selezione dei datastore è possibile agire editando i parametri del cluster dal vSphere Client.

Edit del cluster HA
Edit del cluster HA

La scheda Datastore Heartbeating permette di selezionare i datastore attingendo da una lista di datastore visti da almeno 2 host. E’ inoltre possibile vedere quale datastore vSphere HA ha selezionato attraverso la scheda “Heartbeat Datastores” nella finestra “HA Cluster Status”.

Finestra “HA Cluster Status”
Finestra “HA Cluster Status”

E’ possibile utilizzare l’opzione avanzata “das.heartbeatdsperhost” per cambiare il numero di datastore per l’heartbeat selezionato dal vCenter per ogni host, il default è 2 ed il valore massimo è 5.

In un ambiente che usa tecnologie convergenti (CNA), ovvero dove traffico di rete e storage viaggiano sugli stessi adattatori fisici è consigliato disabilitare la funzionalità di datastore heartbeating, in quanto non fornisce alcun beneficio per questo tipo di ambienti.

vSphere HA crea la cartella “.vSphere-HA” nella root di ogni datastore usato perl’heartbeat ; la cartella viene utilizzata sia dalla funzionalità datastore heartbeating sia per mantenere il set di VM da proteggere. Questa cartella non deve essere cancellata ed i file in essa contenuti non devono essere editati. Nel caso in cui più cluster utilizzino gli stessi datastore verranno create delle sottocartelle.

Finestra Datastore Browser
Finestra Datastore Browser

Per maggiori dettagli è possibile consultare la guida di vSphere 5 alla sezione “Datastore Heartbeating”

lunedì 29 agosto 2011

Comparazione tra VMware HA 4.x e vSphere HA 5.0

Con il rilascio di vSphere 5 anche VMware HA è stato ripensato.

VMware High Availability, fino a vSphere 4.x, era basato su Automated Availability Manager. Il sistema prevedeva che i primi 5 host nel cluster venissero promossi quali Host primari mentre i successivi come host secondari. Gli host primari avevano lo scopo di decidere dove far ripartire le VM, tener traccia dei tentativi di restart falliti e determinare quando è appropriato continuare a tentare di riaccendere una VM.

Il controllo sulla consistenza del cluster avviene attraverso lo scambio di pacchetti (heartbeat) fra i diversi host, nel caso di heartbeat mancante si è di fronte ad un crash di un host oppure ad un caso di isolamento il cui stato, nelle versioni pre vSphere 5, veniva appurato solo attraverso la rete.

vSphere 5 introduce un nuovo sistema chiamato Fault Domain Manager (FDM), anch’esso basato su agenti installati su ogni ESX. Nel cluster un host sarà il mastre mentre gli altri fungeranno da slave. Nel caso di crash, di spegnimento o rimozione dell’host master viene eletto un nuovo master tra gli slave.

L’host Master monitorizza lo stato degli slave per verificarne la disponibilità. Nel caso uno host slave fallisca le VM ospitate su di esso verranno riaccese. Oltre a questo l’host master monitorizza lo stato di power di tutte le VM da proteggere e gestisce la lista di tutti gli host nel cluster.

Per quanto riguarda lo stato di isolamento vSphere HA 5 si avvale di controlli sulla rete e sullo storage.

Per maggiori informazioni è possibile leggere la KB 2004401

giovedì 25 agosto 2011

Download vSphere 5 e comparazione tra ESX/ESXi 4.1 e ESXi 5.0

Da oggi è possibile scaricare dal sito VMware la nuova versione della piattaforma di virtualizzazione vSphere 5.0. Il download è disponibile attraverso l'indirizzo: http://downloads.vmware.com/d/info/datacenter_cloud_infrastructure/vmware_vsphere/5_0

Sempre da oggi è disponibile nella VMware Knowledge Base un nuovo articolo che analizza in tabella le differenze tra ESX/ESXi 4.1 con la nuova versione di ESXi 5.0.

Per maggiori informazioni consultare la KB 2005377

venerdì 5 agosto 2011

vSphere 5: aggiornamento al modello di licensing

Durante l’annuncio di vSphere 5, VMware a reso noto anche i nuovi criteri per licenziare la piattaforma, introducendo il parametro della vRAM ovvero la RAM assegnata alla macchina virtuale. Questo approccio non è piaciuto al pubblico e parecchi commenti sono stati fatto da partner, clienti anche attraverso post su molti blog sull’argomento è stato ascoltato da VMware.

Il 3 agosto VMware ha apportato 3 importanti aggiornamenti al modello di licensing:

  • è stata incrementata la soglia della vRAM per tutte le edizioni di vSphere , che è stata raddoppiata per le versioni vSphere Enterprise e Enterprise Plus;
  • è stato limitato il conteggio della vRAM per ogni VM in modo tale da evitare che la singola VM possa costare più che una licenza vSphere Enterprise Plus. Questo cambiamento è in linea con l’obiettivo di VMware di rendere vSphere la miglior piattaforma per l’esecuzione di applicazioni Tier 1;
  • il modello di licensing è stato adattato per essere più flessibile nelle situazioni dove ci sono picchi di lavoro a breve termine, tipico di ambienti di test e sviluppo. Ora viene considerata la media di vRAM consumata negli ultimi 12 mesi.

Infine è stato introdotto anche un modello di licenziamento per l’ambiente desktop, vSphere Desktop Edition, per indirizzare il licensing di ambienti VDI. vSphere Desktop è licenziato per il numero totale di VM accese permettendo ai clienti di acquistare le licenze secondo il criterio del “pay per user”

Per maggiori informazioni è possibile consultare l’articolo: “VMware vSphere 5 Licensing and Pricing Update

mercoledì 3 agosto 2011

vSphere 5: miglioramenti sulla gestione della memoria

Supporto fino ad 1TB di virtual RAM

Con vSphre 5.0 le VM potranno supportare fino ad 1 TB di virtual RAM. Questo enhancement è pensato per virtualizzare applicazioni Tier 1 e applicazione che fanno un largo consumo di RAM, come gli “In-memory database”. Da misurazioni sperimentali eseguite con VM da 1TB e applicazioni “memory intensive” è risultato che le performance sono simili a quelle prodotte da macchine con identiche configurazioni fisiche.

SSD Swap Cache

vSphere 5.0 può essere configurato per permettere ad ESXi di swappare sui dischi a stato solido (SSD). Negli host con poca memoria disponibile a causa di un intenso consumo di RAM da parte delle VM dove le tecniche di recupero delle memoria quali ballooning, transparent page sharing (TPS) e memory compression non sono stati sufficienti, lo swap di ESX rappresenta l’ultima risorsa a disposizione delle VM.

vSphere adotta 3 metodi per far fronte alle limitazioni dello swap dell’hypervisor e migliorare le performance:

  • selezione random delle pagine delle VM che verranno swappate. Questo mitiga l’impatto di ESXi che continua ad interagisce con la gestione della memoria del sistema operativo in maniera euristica. Questo metodo è disponibile a partire dalle prime versioni di VMware ESX;
  • compressione delle pagine di memoria della macchina virtuale marcate da ESX per lo swap. Questo metodo è stato introdotto con vSphere 4.1 e riduce il numero delle pagine di memoria che dovrà essere scritto sul disco durante la fase di recupero della memoria, garantendo alle applicazioni un beneficio in termini performance;
  • vSphere 5.0 permette di configurare una swap cache sui dischi SSD. ESXi utilizzerà questa cache per indirizzare le pagine di memoria da swappare al posto di inviarle al file di swap generato per le VM e depositato sul disco. Al momento di un successivo accesso alla pagina nella swap cache, la pagina verrà recuperata molo velocemente e successivamente rimossa dalla swap cache per liberare spazio. Dato che le latenze in lettura dei dischi SSD sono estremamente più rapide rispetto a quelle dei dischi “tradizionali” i tempi dello swap-in sono ridotti al minimo con un grande miglioramento delle performance per le applicazione negli scenari di memory over commitment.

Per maggiori informazioni consultare il technical white paper “What’s New in Performance in VMware vSphere™ 5.0″