Cerca nel blog

venerdì 30 settembre 2011

Upgrade vCenter Server 5.0 e SQL 2005 Express



il DB è una componente fondamentale per il funzionamento di vCenter Server. VMware propone MS-SQL 2008 express quale DB in bundle per la nuova versione, oltre alla possibilità di usare altri DB server da installarsi manualmente. Nell’elenco dei DB supportati figura MS-SQL 2005 mentre MS-SQL2005 Express non è più supportato.
La mancanza di supporto per MS-SQL 2005 Express potrebbe causare qualche noia se si desidera aggiornare vCenter Server 4.x. In primo luogo rispetto ad una fresh install l’aggiornamento non propone l’installazione del DB embedded, quindi se si vuole eseguire un aggiornamento è necessario aggiornare prima il DB con una versione supportata dal nuovo vCenter Server. Se si desidera utilizzare Microsoft SQL Server 2008 R2 Express è necessario installarlo manualmente oppure installare ex novo vCenter Server.
Una alternativa all’aggiornamento “in place” è quella dell’uso dello strumento “Data Migration Tool”. Questa utilità, presente nel CD di vCenter Server, permette di salvare i dati dal vCenter sorgente quali DB, LDAP, parametri delle porte (ad esempio, HTTP, HTTPS, Web services), certificati SSL, e licenze.
L’utilità Data Migration Tool può salvare i dati anche di altri prodotti installati sul vCenter Server:
  • con vCenter Orchestrator verranno salvati i parametri di configurazione tuttavia non viene salvato il vCenter Orchestrator database;
  • con vCenter Update Manager se basato su SQL Express, è in grado di salvare i record del DB ma non i file binari delle patch.
Il software permette l’installazione di vCenter Server 5.0 su una nuova macchina con l’importazione dei dati precedentemente salvati.

Per maggiori dettagli consultare:

mercoledì 28 settembre 2011

Differenze tra VMFS3 e VMFS5

Con l’arrivo di vSphere 5 anche il file system VMFS è stato aggiornato.
Tra le differenze più evidenti la scomparsa del block size, chiesto nella fase di creazione del datastore e parametro necessario nella VMFS3 che influenzava la dimensione massima dei dischi virtuali nella VMFS.
Scelta del block size per la VMFS3
Scelta del block size per la VMFS3
Con la VMFS5 il block size è fissato ad 1 MB ed è in grado di supportare virtual disk (VMDK) fino a 2 TB.

Formattazione VMFS5 e Partition Table GPT
Formattazione VMFS5 e Partition Table GPT
Altro limite superato è quello della dimensione massima della singola LUN, limite di 2 TB con la VMF3 a causa di MBR utilizzato per la partition table.
Formattazione VMFS3 3 Partition Table MBR
Formattazione VMFS3 3 Partition Table MBR
Con ESXi 5.0 il device fisico viene formattato utilizzando GPT quale standard per il layout della partition table del disco. GPT permette di operare su dischi grandi fino a 64 TB. Questo permette di formattare ex-novo con VMFS5 dischi più grandi di 2 TB oppure di aggregare ad un datastore VMFS5 device più grandi di 2 TB
Il limite massimo pe i dischi virtuali è rimasto 2 TB e si applica anche per il raw device mapping (RDM) se utilizzato nella modalità virtuale. Con RDM in modalità fisica è possibile invece mappare dischi grandi fino a 64 TB.
Una ulteriore funzionalità della VMFS5 consiste nel supporto per un nuovo sistema di locking chiamato atomic test and set (ATS) che si aggiunge al già presente SCSI reservations. L’algoritmo ATS è automaticamente seleziontato per i datastore creati su storage che supportano l’hardware acceleration infatti questo meccanismo viene anche detto “hardware assisted locking”. ATS elimina la necessità di bloccare l’intera VMFS quando è necessario modificare i valori dei matadata, agendo sui settori del disco.
Per maggiori informazioni è possibile consultare:

giovedì 15 settembre 2011

VMware Workstation 8

VMware ha annunciato la disponibilità di VMware Workstation 8. VMware Workstation è stato il primo prodotto di VMware disponibile già a partire dal 2002. Questa versione è stata progettata per offrire il modo più semplice per creare, condividere e caricare le VM su vSphere. Con più di 50 nuove funzionalità VMware Workstation consente di lavorare con molteplici VM dal proprio PC oppure nel private cloud aziendale. Le nuove features includono:
  • Connessioni remote - VMware Workstation 8 permette di stabilire una connessione remota verso macchine che eseguono VMware Workstation, VMware vSphere e VMware vCenter;
  • “Share VM” - gli utenti possono condividere le VM in modo tale che siano accessibili dai propri colleghi, fornendo quindi una via rapida per testare le applicazioni in un ambiente sempre più simile a quello di produzione;
  • Upload su vSphere - permette di fare il “drag and drop” di una VM dal desktop verso vSphere. Grazie a questa funzione gli utenti potranno distribuire un completo ambiente applicativo da un PC ad un server per eseguire ulteriori test, demo e analisi;
  • Nuova interfaccia utente - la GUI è stata rivisitata e offre menu semplificati, nuova modalità di visualizzazione e un nuovo pannello per la libreria di VM che consente di eseguire ricerche. Gli utenti potranno quindi ricercare ed avere l’accesso ad una grande libreria di VM che possono risiedere sul proprio PC, su di un altro PC con VMware Workstation oppure su di un server;
  • Miglioramento delle capacità delle VM - supporto per audio ad alta definizione con surround 7.1, periferiche USB 3 e Bluetooth. Migliorate le funzioni del virtual SMP, le performance per la grafica 3D, inoltre e stato introdotto il supporto per 64 GB di RAM per permettere l’esecuzione della maggior parte delle applicazioni. Di fatto su host a 32 bit la VM potrà avere al massimo 8 GB di RAM;
La funzionalità di team è stata eliminata ma è possibile raggruppare le VM creando delle cartelle nel pannello per la libreria di VM, le funzionalità per rete disponibile nel team delle VM sono state spostate negli advanced setting della scheda di rete della VM.
Network Adapter Advanced Settings
Network Adapter Advanced Settings
VMware Workstation è il primo strumento di virtualizzazione “personale” a vincere più di 50 titoli per il vasto supporto di sistemi operativi, la ricchezza dell’esperienza utente, il completo set di feature e per le sue performance.
Per maggiori informazioni è possibile consultare:

martedì 13 settembre 2011

Evoluzione di Storage vMotion


Storage vMotion è una funzionalità che permette lo spostamento a caldo del disco tra datastore senza causare downtime alle VM. Questa operazione avviene a “all’interno” di ESX/ESXi oppure “all’interno” dello storage array per quei prodotti che supportano l’accelerazione HW portata dalle VAAI. Questo articolo parla dell’evoluzione del prodotto, nel corso delle release di ESX/ESXi.
La prima versione di questo software è stata introdotta con la migrazione da ESX 3.x a ESX 3.0.1. L’aggiornamento comportava anche il passaggio dalla VMFS-2 alla VMFS-3 quindi, per evitare il downtime delle VM, è stata progettata questa funzione che ai tempi non veniva chiamata Storage vMotion. Nonostante questo specifico utilizzo, appariva già evidente quali altre strade questa feature avrebbe potuto prendere ed in effetti nel corso delle edizioni Storage vMotion si è evoluto molto significativamente.
Con ESX 3.5, Storage vMotion si basava sul meccanismo delle snapshot. Dopo il lancio del comando (al tempo via CLI oppure con plug-in di terze parti) veniva creata una snapshot sui dischi sorgenti della VM in modo tale che tutte le nuove scritture fossero dirottate sulla snapshot (dischi delta). In questa condizione il disco di base poteva essere spostato verso il datastore di destinazione. Al termine della migrazione i cambiamenti, catturati nei file delta delle snapshot, venivano committati sul VMDK nel nuovo datastore. Questo meccanismo risultava poco efficiente per le VM con uso intensivo dello storage, che faceva incrementare la crescita dei file delta e di conseguenza il tempo della commit, con il risultato che Storage vMotion poteva consumare una quantità considerevole di tempo.
Per queste ragioni Storage vMotion, nella versione ESX 3.5, veniva considerato uno strumento per le operazioni di straordinaria amministrazione come la sostituzione di una SAN o la riconfigurazione di un volume.
Con vSphere 4.x, grazie alle vStorage API, è stata introdotta una nuova  funzionalità chiamata Changed Block Tracking (CBT). CBT, tra le altre, incrementa le prestazioni di Storage vMotion in quanto elimina l’uso delle snapshot; di fatto con vSphere 4.x lo spostamento di VM con snapshot non era più supportato. Lanciato il comando i dischi della VM vengono copiati nel datastore di destinazione (opzionalmente è possibile smembrare le VM su datastore diversi); lo scopo di CBT è di tener traccia dei blocchi modificati dopo la prima copia. A questo punto inizia una copia, di uno o più passi, per applicare i blocchi modificati sul disco alla destinazione; durante il ciclo quando il numero del blocchi modificati è sufficientemente piccolo viene eseguita l’operazione di “Fast Suspend/Resume” che permette di trasferire l’esecuzione della VM sul datastore di destinazione. Anche in questo caso VM con I/O particolarmente intensivi potevano causare molti cicli di copia, risultando in un lungo tempo di esecuzione portando, in alcuni casi, al fallimento dell’operazione.
Con vSphere 4.x Storage vMotion estende il suo utilizzo in altri ambiti prima preclusi su ESX 3.5 quale la redistribuzione manuale delle VM su più datastore per equilibrare i carichi di lavoro.
In vSphere 5.0 lo spostamento con Storage vMotion avviene con una “copia in un singolo passaggio” grazie all’uso di Mirror Driver, un meccanismo che, dopo la prima copia, permette di sincronizzare tutti i cambiamenti avvenuti sul disco di destinazione. Non sono più quindi necessarie le copie ricorsive riducendo notevolmente i tempi dello spostamento. Storage vMotion in vSphere 5 reintroduce il supporto per lo spostamento di VM con snapshot e di VM linked clones.
vSphere5 apre nuove scenari per l’utilizzo di Storage vMotion come le tecniche per il bilanciamento automatico delle VM in base all’uso e/o al carico di lavoro; questa funzionalità si chiama Storage DRS.
Per maggiori informazioni consultare l’articolo: “vSphere 5.0 Storage Features Part 2 - Storage vMotion

lunedì 12 settembre 2011

VMware vCSA: vCenter Server Appliance

vCSA è un virtual appliance Linux preconfigurato ottimizzato per l’esecuzione di vCenter Server è i servizi ad esso associato. Questo appliance può essere distribuito su ESX/ESXi 4.x o superiori e necessita almeno di 7GB di spazio disco se opta per il disco thin provisioned.
Il prodotto è fornito in formato OVF quindi la distribuzione del pacchetto avviene attraverso il vSphere client attraverso il wizard Deploy OVF Template. Di fatto vCenter Server Appliance rappresenta una alternativa all’uso di vCenter installato su una macchina, fisica o virtuale, basata su MS-Windows.
La prima configurazione avviene  attraverso la console oppure via browser puntando all’indirizzo del virtual appliance sulla porta 5480 (https://vCSA-ip:5480) , utenze e password di default sono “root” “vmware”.
vCSA è amministrabile attraverso il vSphere Cliente, come la versione per windows, inoltre il pacchetto prevede:
  • un DB embedded (DB2) per l’uso in ambienti medio piccoli (5 host e/o 50 VM), oppure la possibilità di collegarsi ad un DB esterno Oracle o DB2 per ambienti più grandi;
  • autentica verso Active Directory (AD) oppure Network Information Services (NIS);
  • supporto per il vSphere Web Client (già incluso nel pacchetto);
  • il server Auto Deploy preconfigurato;
  • l’archiviazione si dei file di core e di log del vCenter Server Virtual Appliance, anche su storage remoto;
  • l’opzione per collezionare via rete i core dump di ESXi.
Il virtual Appliance inoltre resulta essere più rapido nelle fasi di migrazione, basterà infatti sostituire la VM e ripuntare al DB esterno oppure importare la configurazione da una precedente installazione e le patch potranno essere installare attraverso la vCSA web interface.
Rispetto alla versione Windows il vCenter Server Appliance non dispone di:
  • supporto per MS-SQL;
  • supporto per linked mode;
  • supporto per IPv6;
  • protezione via vCenter Heartbeat
Per maggiori informazioni consultare: