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lunedì 31 dicembre 2012

vCenter Operations Manager 5.6


vCenter Operations Manager 5.6 è l’ultimo rilascio della piattaforma VMware per la gestione delle operazioni nel datacenter. Questa nuova release introduce i seguenti miglioramenti:
  • supporto per VMware vCenter Server 5.1, escluso le versioni beta;
  • integrazione con VMware vCenter Infrastructure Navigator; è possibile utilizzare le funzionalità di indagine sulle applicazioni nelle VM monitorandone le relazioni e guadagnando una migliore visibilità. Grazie a questa nuova funzionalità, le VM con dipendenze applicative vengono automaticamente raggruppate e mostrate nell’interfaccia di vCenter Operations Manager;
  • integrazione ancora più profonda con VMware vCenter Configuration Manager, un nuovo badge per la Compliance è stato creato sotto la categoria “Risk”. Con questa funzionalità i gruppi di VM creati in vCenter Configuration Manager vengono mostrati nell’interfaccia grafica di vCenter Operations Manager;
  • integrazione con VMware vSphere Web Client, i badge di vCenter Operations Manager appariranno nella vSphere Web Client non appena vCops verrà registrato nel vCenter Server 5.1 che si desidera monitorare. La tipologia di licenza di vCops determinerà quali badge potranno essere visualizzati;
  • Custom Groups: da questa edizione è possibile utilizzare gruppi personalizzati “user-defined” e “pre-defined”. Con questa funzionalità è possibile personalizzare la vista della propria infrastruttura adattandola alle proprie esigenze;
  • Capacity Analysis: la nuova versione del prodotto migliora le capacità di pianificazione introducendo una serie di parametri più granulari specifici per l’analisi della capacità. E’ possibile personalizzare le policy comprese le soglie per il badge.
  • miglioramenti nell'individuazione e nel calcolo dello stress: vCops supporta il calcolo dei picchi in combinazione con i parametri di configurazione. Questi parametri determinano la durata sopra la quale viene considerato lo stress. La funzionalità supporta anche l’identificazione dei carichi di lavoro nel breve periodo; la variazione di questi parametri impatta sul calcolo e quindi sullo score di altri badge quali “Capacity Remaining” e “Time Remaining”;
  • interpretazione e raccomandazioni: in questa edizione la pagina dettagli (Details Page) include un link per ottenere maggiori informazione che forniscono dettagliate spiegazioni sul come risolvere un problema sulle performance o sulla capacità con una guida su prossimi step da seguire;
  • Custom Reports, funzione in modalità sperimentale: questa feature permette la configurazione e la personalizzazione di report “user-defined” e “pre-defined”. E’ possibile sfruttare le funzioni XML per la generazione di report relativamente all’ottimizzazione della capacità, così come report che contengono dati sulle performance e sulle operazioni;
  • miglioramenti Custom User Interface, quali la configurazione di regole complesse sugli allarmi che valutano condizioni multiple. Importazione ed esportazione delle Dashboard tra i diversi ambienti utilizzando un nuove set di comandi.
Per maggiori informazioni è possibile consultare la pagina relative alla note sul rilascio del prodotto.

vCenter Operations Management Suite disponibile in tutte le edizioni di vSphere 5.1


vCenter Operations Management Suite è lo strumento che, integrandosi con vSphere, permette di avere una completa visibilità della propria infrastruttura compreso lo stato di salute ed il comportamento delle applicazioni.
Il prodotto è disponibile in diverse edizioni, tra le quali la Foundation, edizione Entry level, che è inclusa in tutte le edizioni di vSphere 5.1, dal kit Essentials all’Enterprise Plus. L’introduzione nel proprio ambiente di questo pacchetto è estremamente semplice in quanto vCenter Operations Manager è disponibile quale virtual appliance. In particolare l’edizione Foundation comprende le seguenti funzionalità:
  • vCenter Operations Manager per l’analisi delle performance e lo stato di salute dell’ambiente vSphere;
  • Proactive Smart Alerts: funzionalità che consente l’invio di allarmi con un ricco dettaglio di informazioni in formato web based;
  • Intelligent Operations Groups: permette la costruzione di relazioni tra oggetti basato su VM, tipi di configurazione e line di business;
  • Self-learning Performance Analytics: capacità di comprendere il comportamento “normale” della VM attraverso l’analisi storica delle performance.
I risultati delle analisi vengono mostrati nella dashboard che attraverso una serie di punteggi permette immediatamente di comprendere l’andamento del proprio ambiente virtuale.
vCops è costruito su una piattaforma aperta ed estendibile che permette la gestione di ambienti fisici e virtuali anche operanti su altri hypervisor o cloud pubblici come Amazon. Il deployment delle altre componenti della suite permette di accrescere le capacità di questa soluzione come: la costruzione di dashboard personalizzate, analisi delle performance, ottimizzazione della capacità, funzionalità di change e configuration management, individuazione delle dipendenze applicative e misurazione dei costi.
Per maggiori informazioni è possibile consultare:

L’aggiornamento al View Agent 5.1.2 potrebbe causare problemi di performance


Il 20 dicembre VMware ha pubblicato un articolo nella propria Knowledge Base, nel quale informa sui possibili problemi derivanti dall'aggiornamento dell'agente a View Agent alla versione 5.1.2 quando operato su una macchina fisica.
Grazie a VMware View, il View Connection Broker, oltre al collegamento ai virtual desktop, consente la connessione a macchine fisiche. Con l’attuale versione di View, il Connection Broker tenta ripetitivamente di configurare l’agente nella macchina fisica causando, soprattutto in ambienti di grandi dimensioni, problemi sulle performance ed importanti rallentamenti.
Questo problema non si manifesta se il PC fisico viene raggiunto aggirando il Connection Broker.
Per maggiori informazioni è possibile consultare la KB 2041977

martedì 20 novembre 2012

VMware annuncia il VMware vCenter Multi-Hypervisor Manager 1.0

Il 19 Novembre VMware ha reso disponibile la prima versione di VMware vCenter Multi-Hypervisor Manager (vCenter MHM), quale modulo addizionale per VMware vCenter 5,1. Questa componente permette la gestione di hypervisor eterogenei attraverso VMware vCenter Server, fornendo molti benefici tra cui:
  • un’unica piattaforma per la gestione degli hypervisor VMware e di terze parti usando un’unica interfaccia;
  • la possibilità di poter scegliere hypervisor differenti per poter indirizzare specifiche esigenze;
VMware vCenter Multi-Hypervisor Manager è disponibile solo per vCenter Server Standard edition, non è quindi possibile utilizzarlo con vCenter Server Foundation o Essentials.
Il vCenter MHM è un prodotto costituito da 2 parti: una component Server ed una Client. Il Client è un plug-in per il VMware vSphere Client, mentre la parte server è un pacchetto per MS-Windows che installa il servizio. Ulteriori note:
  • il prodotto è compatibile con vCenter 5.1 e il vSphere Client 5.1, non esiste al momento una integrazione con la vSphere Web Client;
  • è possibile installare vCenter MHM sullo stesso server di vCenter oppure utilizzare una macchina separata (necessario se si usa il vCenter Server Appliance);
  • se si desidera mettere in alta affidabilità il servizio, si può ricorrere all’uso di una VM e sfruttare vSphere HA quale protezione;
  • un vCenter MHM può essere associato ad un’unica istanza di vCenter Server;
  • le informazioni legate alla configurazione del server sono salvate in alcuni file XML, contenuti nella directory di installazione del servizio.
  • vCenter MHM si avvale del DB di vCenter per registrare task, eventi, privilegi, ruoli ecc.
Con l’aggiunta di questo modulo, vCenter Server automaticamente individuerà tutte le VM esistenti sull’host di terze parti, provvedendo ad aggiungerle all’inventario. vCenter Multi-Hypervisor Manager 1.0 introduce una serie di funzionalità basiche per la gestione, tra cui:
  • attività sugli di host di terze parti: aggiunta, rimozione, connessione e disconnessione, osservazione della configurazione;
  • attività sulle VM: possibilità di fare il deploy sull’host di terze parti, modifica dei parametri della VM, possibilità di eseguire operazioni di accensione e spegnimento delle VM
  • integrazione con il meccanismo di autorizzazioni di vCenter Server, basato sull’accesso all’inventario attraverso assegnazione di privilegi agli utenti
Requisiti hardware:
  • CPU: 2 processori a 64 bit (oppure 1 processore dual core);
  • Memoria: 2 GB di RAM addizionale per il setup sulla stessa macchina di vCenter oppure 4GB se installato su un sistema a parte;
  • Rete: connettività di rete;
  • Disco: minimo 1 GB di storage.
Attualmente la lista degli hypervisor di terze parti supportati è limitata a:
  • Microsoft Hyper-V Server 2008
  • Microsoft Hyper-V Server 2008 R2
Per maggiori informazioni è possibile consultare la pagine relative alle note sul rilascio del prodotto.

lunedì 29 ottobre 2012

Accelerare il provisioning dei servizi nel cloud con vCloud Automation Center

vCloud Automation Center 5.1 è la nuova versione di “DynamicOps Cloud Automation Center”, precedentemente prodotto da DynamicOps, azienda acquisita da VMware nel luglio del 2012. Il prodotto è una nuova aggiunta nella VMvare vCloud Suite, e sarà disponibile nel Q4 2012.
vCloud Automation Center funziona quale amministratore dei servizi, permettendo il provisioning “policy-based” tra cloud privati e pubblici basati su:
  • ambienti VMware;
  • infrastrutture fisiche;
  • multi-hypervisor;
  • Amazon Web Services.
Grazie ad un portale in stile self-service, di fatto una sorta di negozio di risorse “cross-cloud”, vCloud Automation Center consente, agli amministratori autorizzati, agli sviluppatori o ai business user, di richiedere nuove risorse IT oppure di gestire quelle esistenti. VMware vCloud Automation Center 5.1 è integrato con:
  • VMware vCloud Director per consentire ai clienti di sfruttare i datacenter virtuali costruisti su quest’ultimo;
  • vCenter Orchestrator per automatizzare i processi IT attraverso l’uso di workflow eseguibili sia su prodotti di gestione di VMware che su quelli di terze parti già in possesso dell’utente.
In sintesi vCloud Automation Center permette di:
  • disporre di un unico strumento per la gestione del cloud che può essere utilizzato su cloud pubblici, privati basati su tecnologie VMware oppure di terze parti;
  • rapido delivery di infrastrutture, virtuali, fisiche e cloud-based IAAS, in linea con le esigenze del business;
  • gestione più semplice di soluzioni di virtual desktop multi-vendor, attraverso l’automazione e l’orchestrazione dei task necessari, sui tool e sull’infrastruttura, per fornire desktop as a service;
  • gestione intelligente delle risorse per aiutare ad assicurarne un miglior utilizzo via: posizionamento intelligente, prevenzione e richiamo delle risorse distribuite su server fisici o virtuali.
Per maggiori informazioni è possibile consultare la pagina del prodotto sul sito del vendor.

domenica 28 ottobre 2012

Aggiornamenti alla VMware vCloud Suite

Dopo l’annuncio della VMware vCloud Suite fatto in agosto, il 9 ottobre il produttore ha svelato degli importanti aggiornamenti per quanto riguarda suite stessa. VMware ha inoltre aggiungo nuovi prodotti alla suite, VMware vCloud Automation Center 5.1 e sta aggiornando la VMware IT Business Management Suite, per semplificare ed automatizzare ulteriormente la gestione, potenziando i dipartimenti IT per governare i servizi anche su piattaforme multiple e cloud eterogenei.
Le soluzioni offerte da VMware Cloud Management, permettono la creazione di “software defined datacenter” che consentono ai clienti di sfruttare al massimo l’efficienza e l’agilità offerte dal cloud computing. L’approccio di VMware è quello di gestire cloud ibridi ed eterogenei focalizzandosi su 3 aree critiche:
  • Cloud Service Provisioning: automazione nella creazione e nel governo di infrastrutture, applicazioni e desktop forniti “as a service” in secondo le politiche IT dell’azienda;
  • Cloud Operations Management: sfruttare le analisi e gli strumenti di intelligence per aiutare ad assicurare le performance, la compliance e l’efficienza dell’infrastruttura cloud;
  • Cloud Business Management: governare e gestire servizi cloud quali elementi critici di un ambiente IT in funzione, esattamente come qualsiasi altra attività produttiva aziendale.
Gli aggiornamenti sono previsti per il Q4 2012.
Per maggiori informazioni è possibile consultare la pagina relativa all'annuncio del prodotto.

domenica 23 settembre 2012

“APD Timeout”, come proteggere ESXi in caso di All Paths Down

Lo stato All Paths Down (APD), non impatta solamente sull’I/O delle VM; incide sul numero di thread a supporto del servizio hostd e, nel peggiore dei casi, l’host si disconnette dal proprio vCenter. APD agisce negativamente anche sulle operazioni di I/O relative all’aggiornamento del parametri della VM che vengono aggiornati nel file vmx.
Con vSphere 5.1, è possibile inserire un valore per il time-out in caso di APD. Questo parametro globale è disponibile editando gli advanced setting del software cercando Misc.APDHandlingEnable. Se il valore è impostato a 0, come in vSphere 5.0, ESXi di continuare a riprovare ad interrogare il percorso fallito. Impostando Misc.APDHandlingEnable a 1, la gestione dello stato APD cambia ed ESXi osserva il valore impostato in Misc.APDTimeout (il cui valore di default è 140 secondi).
In caso di ADP, ESXi attende il tempo impostato nel parametro appena citato (di base 140 secondi) dopodiché qualunque ulteriore richiesta di I/O viene chiusa con lo stato No_Connect, evitando che hostd rimanga appeso. Se, invece, un qualsiasi percorso verso il device dovesse essere ripristinato, le richieste di I/O al device verrebbero eseguite normalmente concludendo lo stato APD.
Per maggiori informazioni è possibile consultare il white paper “What’s New in VMware vSphere 5.1 – Storage”.

sabato 22 settembre 2012

APD - All Paths Down e PDL - Permanent Device Loss


La rimozione di uno storage device in uso da ESXi e non gestita dall’host, può determinare la condizione All Paths Down (APD), questo può accadere anche in caso di crash del device. Altri scenari possibili per un ADP sono:
  • crash degli switch in fibra che portano allo storage;
  • caduta degli switch Ethernet per un array iSCSI
Nel corso delle diverse release di vSphere, VMware ha apportato miglioramenti significativi per la gestione della condizione APD, si tratta infatti di una situazione complessa in quanto ESXi non è in grado di determinare se si tratta di uno stato permanente o transitorioIl problema peggiore in merito ad APD è l’effetto su hostd, servizio che è responsabile della gestione di molte operazioni in ESXi. Di fatto se un amministratore lanciasse un rescan sulla SAN, hostd attenderebbe indefinitivamente una risposta I/O dal device in stato APD. Hostd ha un numero finito di threads quindi se tutti fossero impegnati nell’attesa di I/O, il servizio non potrebbe giù gestire altri task come: accendere, spegnere o creare VM. Il tipico sintomo di un host ESXi in presenza di ADP è la disconnessione del vCenter in quanto il processo hostd è appeso.
vSphere 5.0 ha introdotto una nuova condizione nota come Permanent Device Loss (PDL), stato che permette all’host ESXi di intraprendere azioni specifiche quando la perdita del device è permanente. ESXi è in grado di “comprendere” la situazione PDL attraverso dei specifici codici SCSI inviati dall’array.
Con vSphere 5.1 è stata migliorata la gestione degli stati APD e PDL in 3 modi:
  • gestire gli stati ADP in situazioni transitorie complesse, ovvero non permette a hostd di rimanere appeso indefinitivamente quando una periferica viene improvvisamente sottratta a ESXi senza che alcun controllo lato host;
  • permettere a vSphere HA di individuare lo stato PDL e quindi permettergli di riavviare le VM sugli altri host nel cluster che non stiano soffrendo dello stato PDL sul datastore;
  • introdurre un criterio per lo stato PDL su quegli array iSCSI che presentano una LUN per ogni target, questi array sono problematici in quanto dopo che una LUN è persa anche il target è perso e di conseguenza l’host ESXi non ha alcun modo di richiedere alcun SCSI sense code.
Per maggiori informazioni è possibile consultare il white paper “What’s New in VMware vSphere 5.1 – Storage”.

venerdì 14 settembre 2012

VMFS 5: miglioramenti sul file sharing


Con vSphere 5.0, il numero massimo  di host che potevano condividere un file in read-only sulla VMFS era 8. Questo limite rappresentava una blocco alla scalabilità di ambienti VDI basati su VMware View, proprio a causa del tipo di deployment dei desktop che, in alcuni desktop pool, condividono lo stesso disco di base. Questo limite ha impattato anche nel deployment di vCloud Director per le vApp distribuite con il metodo “fast provisioning” che sfrutta il principio delle VM linked clones.
Con vSphere 5.1 questo limite è stato portato a 32, allineandosi al massimo numero di host supportati per cluster. Questo miglioramento si traduce in una maggiore scalabilità sia per View che per vCloud Director.
In merito a View va ricordato che:
  • con View 5.0 il limite degli host è 8 sia indipendentemente che il datastore sia VMFS o NFS;
  • con View 5.1 il limite degli host è stato spostato a 32 ma solo con l’uso di datastore NFS;
  • il prossimo rilascio di View porterà a 32 il numero degli host anche per i datastore VMFS.
Per maggiori informazioni è possibile consultare il white paper “What’s New in VMware vSphere 5.1 – Storage”.

giovedì 13 settembre 2012

vSphere Data Protection


vSphere Data Protection (VDP) è la nuova soluzione per il backup introdotta da VMware con vSphere 5.1; questo prodotto sostituisce vSphere Data Recovery (VDR) presente nelle precedenti versioni. VDP è basato su EMC Avamar e fornisce numerose funzionalità e molte ottimizzazioni per il backup ed il recovery di VM.
vSphere Data Protection viene distribuito come virtual appliance costituito da 4 vCPU e 4 GB di RAM. Rispetto al predecessore nel quale era necessario aggiungere lo storage quale destinazione dei job di backup, vSphere Data Protection è disponibile in 3 configurazioni in base alla dimensione di spazio utilizzabile per il backup:
  • 500 GB;
  • 1 TB;
  • 2 TB
La pianificazione iniziale è essenziale in quanto non è possibile aggiungere ulteriore storage dopo il deployment dell’appliance. Ovviamente i requisiti di spazio per il backup si basano su diversi indicatori quali: il numero di VM che si desidera proteggere, la quantità di dati, il periodo di retention o conservazione del dato e la percentuale di cambiamento dei dati.
La creazione dei job di backup è una operazione fattibile attraverso il vSphere Web Client dalla scheda Backup di VDP. Nel job è possibile selezionare singole VM o contenitori di VM quali datacenter, cluster, host, resource pool e cartelle. Scegliendo un contenitore tutte le VM in esso contenute verranno protette, di conseguenza le nuove VM verranno aggiunte automaticamente al backup, quelle rimosse non verranno più protette. I backup possono essere pianificati giornalmente, settimanalmente o mensilmente.
Il prodotto prevede diverse metodologie di restore:
  • Full image restore
  • CDP restore
  • File Level Restore (FLR)
Quando è richiesto il ripristino completo di una VM, vSphere Data Protection valuta automaticamente quale metodo utilizzare per l’operazione di restore optando per quello più rapido. Quando viene utilizzata la tecnologia Change Block Tracking per il processo di restore delle VM, il software determina, grazie alle “vSphere API for Data Protection”, quale blocco è stato modificato rispetto all’ultimo restore point e rispristina solo quei blocchi.
Per evitare di sovrascrivere VM esistenti è possibile assegnare alla VM un nuovo nome e datastore di destinazione, in questo ultimo caso il restore sarà di tipo “full image”.
Oltre al restore completo è possibile recuperare singoli file o cartelle contenute nelle VM, cosiddetto File Level Restore, attraverso un tool web-based chiamato vSphere Data Protection Restore Client. Questo sistema permette agli utenti di recuperare in autonomia i propri file.
Per quanto riguarda la reportistica, VDP permette all’amministratore di configurare il sistema per inviare via mail i rapporti contenenti i dettagli dell’appliance, dei job di backup e delle VM che sono state salvate. I rapporti possono essere schedulati ad una specifica ora, per qualsiasi giorno o tutti i giorni della settimana.
VDP dispone anche di un meccanismo di “checkpoint e rollback”. Il checkpoint è un backup del sistema che assiste nel caso ci fosse una corruzione dei dati, ad esempio in caso di crash dell’appliance VDP eseguirà il rollback all’ultimo checkpoint valido. Qualsiasi backup eseguito dopo il checkpoint sarà perso ma si eviteranno dati corrotti.
Per maggiori informazioni è possibile:

Space-Efficient Sparse Virtual Disks


I dischi thin indirizzano una delle maggiori cause di inefficienza nell’uso dello spazio, allocando blocchi di storage al file system delle guest OS solo quando questi sono necessari, piuttosto che preallocarli all’atto della creazione della VM. Questo meccanismo, tuttavia, risolve una parte del problema in quanto se lo spazio viene allocato in scrittura non viene rilasciato quando i dati vengono eliminati nel file system della VM; questo comporta un graduale aumento dello storage vanificando il beneficio del disco thin.
Con il rilascio di vSphere 5.1, VMware ha introdotto una nuova tipologia di virtual disk, il “space-efficient sparse virtual disk (SE sparse disk)”. Una delle maggiori features consiste nell’abilità di recuperare lo spazio precedentemente allocato nel guest OS. Un secondo beneficio sta nella capacità di impostare una dimensione del blocco del disco virtuale in base ai requisiti dell’applicazione. Alcune applicazioni in esecuzione delle VM lavorano meglio con una dimensione grande del blocco, altre invece con blocchi piccoli; in passato questa impostazione non era regolabile.
Come avviene il recupero dello spazio? Il recupero dello spazio precedentemente occupato è suddiviso in 2 fasi:
  • l’eliminazione profonda, wipe operations, che libera un’area contigua di spazio nel VMDK della VM;
  • la riduzione (shrink), che scollega (unmap) l’area liberata dal VMDK e consente allo spazio di ritornare libero.
La fase di wipe è inizializzata dalle VMware Tools che eseguono una scansione del file system del guest OS e marca i blocchi inutilizzati come liberi. Successivamente viene lanciato, sempre nella VM, il comando SCSI UNMAP che comunica nel layer SCSI virtuale nel VMkernel di marcare i blocchi storage come liberi.
La fase di Shrink è differenziata in base al tipo di storage:
  • per gli storage con accesso a blocchi il VMkernel lancia il comando SCSI UNMAP verso lo storage array;
  • per gli storage NFS, ESX esegue una RPC call per troncare il file
Nell’esecuzione di questi task il VMkernel si preoccupa anche di spostare i blocchi alla fine del VMDK all’inizio, per evitare che il troncamento venga operato in una zona contenete dei dati.
Per poter beneficiare di questa funzionalità è richiesto che le VM abbiano il virtual Hardware versione 9, le precedenti edizioni non supportano questo formato disco.
Inizialmente, con vSphere 5.1, l’uso del formato SE sparse è limitato a VMware View. View Composer è in grado di creare VM linked clone durante la distribuzione di VM. Le VM linked clones usano snapshot, aperte in lettura e scrittura, che puntano ad un disco padre. View beneficerà immediatamente sia della funzionalità di crescita granulare del blocco del disco indirizzando problemi legati all’allineamento sperimentati su alcuni storage, sia del recupero dello spazio eliminato.
Per maggiori informazioni è possibile consultare il white paper “What’s New in VMware vSphere 5.1 – Storage”.

martedì 11 settembre 2012

Supporto per VM con 64 vCPU


vSphere 5.1 raddoppia la capacità elaborativa delle VM, consentendo di allocare fino a 64 vCPU, disponendo dell’edizione Enterprise Plus. Con l’edizione Enterprise è invece possibile allocare fino a 32 vCPU, per tutte le altre il limite è 8 vCPU.
Questo miglioramento, insieme alla possibilità di assegnare alla singola VM fino ad 1 TB di RAM, dimostra da un lato la capacità dell’hypervisor di poter sostenere VM con enormi carichi di lavoro in grado di soddisfare la maggior parte delle applicazioni aziendali ora in commercio, dall'altro la facoltà della piattaforma di poter proteggere e spostare “VM mostruose” all’interno del datacenter virtuale.
L’allocazione delle 64 vCPU è fattibile creando VM con il nuovo virtual HW, arrivato con vSphere 5.1 alla versione 9; le precedenti versione 8, 7, e 4 sono ancora supportate dalla nuova piattaforma.

Il Nuovo vSphere Web Client


La vSphere Web Client è stata introdotta con vCenter 5 e permette di utilizzare un web browser per interfacciarsi con il sistema di gestione di vSphere.
La proliferazione dei prodotti e delle tecnologie collegate alla virtualizzazione ed al cloud ha determinato la necessità di uno strumento di gestione che lato client potesse:
  • avere la capacità di essere fruibile da ambienti eterogenei;
  • uno strumento estensibile ed aperto alle personalizzazioni;
  • capacità di gestire un grande numero di oggetti presenti nei datacenter distribuiti anche geograficamente
Con vSphere 5.1 il client via web diventa la GUI di riferimento, sorpassando le funzionalità offerte dal tradizionale vSphere Client che si installa su sistemi Windows. Tra le funzionalità chiave:
  • Inventory Lists: permettono di sfogliare rapidamente un inventario composto da molti oggetti, sfruttando la logica di mettere in relazione l’oggetto selezionato con tutti gli altri elementi che interagiscono con lui. Il vantaggio principale è quello di evitare di spostarsi tra i diversi inventari  per avere un’informazione dettagliata di un oggetto;
  • Personalizzazione della GUI: non tutti gli utenti usano le interfacce grafiche per le stesse ragioni, in questa ottica il vSphere Client rappresenta un problema a causa della sua rigida GUI, al contrario il vSphere Web Client consente all’utente di personalizzare il proprio ambiente spostando o eleminando gli elementi;
  • Common Action: questa funzionalità viene risolve il problema dei task ripetitivi che vengono svolti cercando di eliminare il tempo e la frustrazione che deriva, il vSphere Web Client fornisce menù con comandi contestuali per eseguire rapidamente i task comuni;
  • Work-in-Progress Workflows: questa funzionalità permette di mettere in pausa dei task indirizzando il problema nell’eseguire i task in modo seriale. Grazie a questo miglioramento è possibile dare più priorità anche ai comandi lanciati in un secondo momento;
  • Advanced Search: le ricerche avanzate permetto di trovare più facilmente gli oggetti all’interno del datacenter, soprattutto quando gli ambienti scalano oppure quando si è in presenza di ambienti cloud;
  • Estensibilità: il nuovo client via Web offre la possibilità a terze parti di integrare le proprie funzionalità, evitando quindi di dover passare da più interfacce per eseguire task che convergono sulla infrastruttura virtuale.
L’architettura del vSphere Web Client è composta da tre layer:
  • il client applicazione multipiattaforma che viene eseguita in un browser web in grado di supportare Adobe Flex
  • l’application server, servizio basato su Virgo e tc Server. SI tratta di una applicazione Java progettata e sviluppata con Spring
  • vCenter e i servizi associati ad esso. vCenter è il servizio principale che fornisce i dati all’application server
Per utilizzare il vSphere Web Client è necessario installare il vSphere Web Client server, quale applicazione su un sistema Windows oppure avviando il servizio già presente sul vCenter Server Appliance.
Per maggiori informazioni è possibile consultare il documento sulle novità introdotte da vCenter Server 5.1

domenica 9 settembre 2012

VMware vSphere Storage Appliance 5.1


Con l’annuncio di vSphere 5.1 VMware ha aggiornato anche la VMware vSphere Storage Appliance, più semplicemente VSA.
Questo prodotto, disponibile per tutte le edizioni di vSphere tranne l’Essentials Kit, permette di trasformare lo storage locale degli host ESX (fino ad un massimo di 3 host per cluster) in storage condiviso, quale datastore NFS, e protetto attraverso il meccanismo di replica offerto dalla VSA stessa.
L’obiettivo di questo prodotto è di poter sfruttare tutte le funzionalità di vSphere che richiedono uno storage condiviso, pur non disponendone di uno fisicamente, essendo una soluzione 100% software che semplifica molto le tematiche legate allo storage. Gli storage fisici, infatti, spesso richiedono specifiche competenze non solo sull'apparato principale ma su tutte le periferiche di connessione quali, switch (in fibra e non) HBA e cablaggio. Un ulteriore beneficio è dato dalla gestione centralizzata, integrata in vCenter, che non richiede l’utilizzo altri strumenti per l’attività di amministrazione e manutenzione dello storage.
Come anticipato grazie alla VSA è possibile sfruttare tutte le funzionalità di vSphere, in particolar modo va evidenziato HA. Al verificarsi di un crash del server, le VM residenti su di esso cadono così come lo storage locale al server stesso, in questo scenario la replica nativa offerta dalla VSA rende disponibili i contenuti del datastore replicato su uno degli altri host e vSphere HA riavvia le VM su uno degli host superstiti.
VSA è il prodotto ideale per le piccole realtà che non dispongono di budget per uno storage condiviso, ma anche per le grandi aziende che intendono gestire gli uffici periferici con un investimento minimo.
Rispetto alla versione precedente queste sono le migliorie apportate al prodotto:
  • possibilità di usare più di 8 dischi per host;
  • possibilità di scegliere quanto spazio locale dedicare alla VSA quale storage condiviso;
  • possibilità di estendere dinamicamente lo spazio utilizzato dalla VSA;
  • possibilità di usare un unico vCenter per gestire più istanze VSA;
  • possibilità di installare ed utilizzare la VSA anche in ambienti già in uso, questo enhancement supera il limite della versione precedente che imponeva l’installazione della VSA in un ambiente “fresh insall”;
  • è stata eliminato il requisito di avere l’istanza vCenter e gli host ESX nella stessa subnet;
Per maggiori informazioni è possibile consultare:

lunedì 4 giugno 2012

Rilasciata la vSphere 5.0 Security Hardening Guide

VMware ha rilasciato la guida per la messa in sicurezza di vSphere 5. Secondo il blog ufficiale di VMware in materia di sizurezza, la guida è stata riscritta accogliendo i suggerimenti ed i feedback di partner e clienti. Di seguito alcuni degli aspetti chiave della manuale:
  • il documento è stato rilasciato come foglio elettronico, che grazie alla forma tabellare permette di indiare, tra gli altri, l’oggetto della vulnerabilità, cosa colpisce, come controllare l’esposizione, come rimediare e gli eventuali riferimenti;
  • tutte le guidelines usano lo stesso set di metadata per permettere agli utenti di adattare la guida al proprio ambiente, selezionando il campi d’interesse e permettendo la creazione di una checklist o documento similare;
  • obiettivo principale della guida è quella di facilitare la risoluzione dei problemi grazie all’automazione, di fatti nel foglio elettronico sono contenuti i comandi vSphere CLI (vCLI), ESXi Shell e PowerCLI. Sono stati anche inseriti i riferimenti alla documentazione alle vSphere API;
  • il livello di raccomandazione è stato costruito intorno al concetto di profilo, questa evoluzione è una parte del processo di standardizzazione della guida che potrebbe portare ancora più benefici in futuro.
La guida dispone di una scheda introduttiva che descrive lo schema dei nomi, la struttura, i livelli di raccomandazione ed in dettaglio di tutti gli aspetti della guida. VMware raccomanda di leggere accuratamente questa scheda in quanto contiene importanti informazioni sull’uso delle schede successive.
La guida è stata pubblicata nella community di VMware nell’area "Security and Compliance” nella sezione documenti.
Per maggiori informazioni è possibile:

sabato 2 giugno 2012

LeftHand entra nel programma “vSphere Metro Storage Cluster”

Il programma vSphere Metro Storage Cluster (vMSC) è una nuova configurazione certificata basata sull’architettura stretched storage cluster, che permette di estendere il cluster dello storage tra siti. Una configurazione vMSC è progettata per mantenere la disponibilità dei dati, anche a fronte della caduta di un sito, immediatamente ed in modo trasparente. Lo storage configurato in modalità “Metro Cluster” è supportato da VMware solo dopo aver passato la certificazione vMSC.
In tema di vSphere Metro Storage Cluster VMware ha annunciato che LeftHand, la prima soluzione iSCSI certificata VMware, è entrata a far parte del programma. La lista di compatibilità di VMware sullo storage riporta tutti gli apparati supportati per la configurazione vMSC, tra cui LeftHand, scegliendo l’opzione “iSCSI Metro Cluster Storage” dal pannello “Test Configurations”.
 
 
Contemporaneamente all’annuncio è stata aggiunta una KB in merito all’implementazione di Lefthand quale soluzione multi-site, descrivendole diverse possibilità di guasto. Anche HP ha rilasciato un Technical white paper intitolato “Implementing VMware vSphere Metro Storage Cluster with HP LeftHand Multi-Site storage”.
Per maggiori informazioni è possibile consultare:

Nuovo accordo di collaborazione tra VMware e Riverbed

Il 2 maggio VMware ha annunciato una nuova collaborazione con Riverbed Technology. VMware and Riverbed stavano già collaborando sulla base di un accordo costruito per aiutare le aziende ad accelerare il processo di migrazione verso il cloud, questa nuova intesa permetterà agli utenti di spostarsi più efficientemente tra cloud (privati, pubblici ed ibridi) attraverso l’uso degli ottimizzatori di rete di Riverbed da un lato e di VMware vCloud Connector dall’altro.
vCloud Connector 1.5, ormai annunciato l’anno scorso, permette ali utenti di collegare a cloud privati e pubblici basati su VMware vSphere e VMware vCloud Director e gestirli da un’unica interfaccia. Grazie alla collaborazione con Riverbed i clienti potranno:
  • limitare i ritardi che potrebbero insorgere a causa delle limitazioni della banda oppure dall’alta latenza nella rete;
  • massimizzare i benefici nell’uso di più ambienti cloud senza compromettere le performance;
  • avvantaggiarsi delle soluzioni di ottimizzazione della WAN proposte da Riverbed per ridurre il tempo ed i costi legati alla infrastruttura della WAN
Grazie alle soluzioni Riverbed e VMware, i cloud service provider basati su ambienti VMware potranno ottimizzare ancora di più la propria offerta permettendo ai clienti di utilizzare al meglio gli investimenti già fatti.
Per maggiori informazioni è possibile scaricare il documento “VMware vCloud Connector and Riverbed Steelhead WAN Optimization Solution Brief”; oltre a prendere visione dell’annuncio sul VMware vCloud Blog.

giovedì 31 maggio 2012

Errore 1117 nel Guest OS

Questo articolo descrive un problema specifico quindi prima di procedere con le azioni proposte è necessario verificare di avere esattamente gli stessi sintomi, prima di procedere; in caso contrario è possibile si tratti di un problema diverso per il quale è necessario aprire una richiesta di supporto a VMware.
E’ possibile incontrare l’errore in oggetto nell’event viewer di sistemi operativi Windows 2008 o Windows 2008 R2 per le VM che sono state create con il controller PVSCSI (paravirtual SCSI adapter). Oltre a Windows anche Microsoft Exchange Server 2007 e 2010, così come SQL Server 2008 e 2008 R2 tracciano specifici problemi consultabili direttamente nella KB di VMware.
Il problema ricade nelle “known issue” che affliggono i sistemi ESX/ESXi 4.0 U1, ESX/ESXi 4.1 e ESXi 5.0, risulti rispettivamente con:
  • la patch VMware ESXi 4.1 ESXi410-201201402-BG, per le versioni ESXi 4.1 e precedenti;
  • vSphere 5.0 Update 1, per ESXi 5.0
Alternativamente è possibile aggirare il problema sostituendo il controller paravirtualizzato (VMware Paravirtual) con un controller diverso, VMware consiglia LSI Logic SAS.
Attenzione: l’articolo 2519834 nella Knowledge Base di Microsoft sembra consigliare di usare il controller LSI Logic Parallel, mentre VMware consiglia di utilizzare il controller LSI Logic SAS virtual SCSI per i Guest Windows 2008.
Per cambiare il tipo di controller è necessario:
  • spegnere la VM
  • editare il virtual HW
  • selezionare il controller SCSI e selezionare “Change type”
  • cambiare il controller da Paravirtual a LSI Logic SAS
Per maggiori informazioni è possibile consultare la KB 2004578

giovedì 24 maggio 2012

VMware acquisisce Wanova

Il 22 maggio VMware ha annunciato di aver raggiunto un accorso per l’acquisizione di Wanova Inc.. L’annuncio riguarda tecnologie che VMware renderà disponibili in futuro e quindi è possibile che parte delle funzionalità oggi comunicate differiscano dalla soluzione finale (Forward Looking Statements).
VMware intende aggiungere Wanova Mirage al portafoglio delle soluzioni avanzate per l’End-User Computing (EUC). Wanova Mirage è una soluzione per la gestione intelligente dei desktop che centralizza e semplifica il management delle immagini dei desktop fisici, permettendone l’esecuzione su più computer oppure in sessioni di desktop virtualizzati.
Questo software, insieme a VMware Persona management, consentono a VMware estendere la capacità di gestione dei desktop anche in ambiente fisico sempre con l’obiettivo di ridefinire lo scenario della desktop virtualization.
I requisiti aziendali continuano ad evolvere obbligando lo staff IT ad evolvere a sua volta, passano dalla gestione di un PC alla amministrazione di un workspace comune utilizzabile su più device; qui entrano in gioco i prodotti di Wanona. Nell’era Post-PC l’apporto delle tecnologie VMware è finalizzato nel cercare di liberare gli utenti aziendali dalla concezione device centrica, spesso imposta, per passare ad un modello “user centrico”, senza stravolgere, anzi migliorando l’esperienza utente.
La combinazione di VMware View con Wanova Mirage, consentirà alle aziende di:
  • distribuire in modo centralizzato una SIM (Single Image Management) utilizzabile sia su desktop fisici che virtuali consentendo allo staff IT di sincronizzare automaticamente gli aggiornamenti dell’immagine su tutti gli end-point;
  • supporto per le applicazioni dipartimentali così come quelle installate dall’utente, sfruttando una tecnologia avanzata che consente si stratificare i componenti del desktop;
  • fornire una migliore High Availability e il supporto per il Disaster Recovery: grazie alla tecnologia di sincronizzazione dell’immagine è possibile salvare tutti gli elementi del desktop nello storage aziendale per una completa gestione dei backup che in combinazione con la tecnologia di streaming del desktop permette il recovery rapido o la riparazione dei servizi di tutti gli end-point, anche in WAN.
  • Universal Access, l’uso di una immagine comune facilita la transizione tra diverse tipologie di dektop.
Per maggiori informazioni è possibile:

giovedì 3 maggio 2012

VMware View 5.1: fornire la miglior End-User Experience

VMware View 5.1 mira ad una ulteriore ottimizzazione dell’esperienza utente attraverso un minor utilizzo di banda e l'allargamento dei device utilizzabili.
USB Enhancements: VMware ha riprogettato la funzionalità di USB redirect per i client Windows. Questa nuova feature non richiede più che il device driver venga installato lato client fisico, al suo posto viene implementato un generico “USB arbitrator”, mentre l’agente provvede ad implementare un “USB hub”. Con questo meccanismo VMware può ampliare il range di device USB supportati aumentando la granularità delle policy sui device (ad esempio abilitare/disabilitare la copia su dispositivi di massa) anche si periferiche USB multifunzione.
Supporto RADIUS: estesa la sicurezza lato autenticazione per View 5.1 Connection Server. Questa novità fornisce la possibilità di una scelta più ampia nell’implementazione del “single sign-on” o dei “security token” nei virtual deskotp.
PCoIP Enhancements: sono continui gli sforzi di VMware nell’incrementare i vantaggi offerti dal protocollo PCoIP. Queste migliorie non possono avvenire solo a livello di codice, quindi VMware ha pubblicato un White Paper che contiene le comparazioni ed i risultati dei test per i protocolli di remotizzazione considerati lo stato dell’arte per gli ambienti VDI.
Per maggiori informazioni è possibile:

VMware View 5.1: semplificazione della gestione e distribuzione dei desktop

Per questa area ci sono diverse migliorie:
View Persona Management: estensione delle funzionalità del prodotto ai desktop fisici con lo scopo di favorire per la migrazione da desktop fisici a virtuali. Questa nuova funzionalità dà la possibilità di migrare da Windows XP a Windows 7. L’agente di View Persona Management può essere installato sui desktop fisici senza dover installare VMware View agent , nel rispetto delle licenze acquistate. Durante una migrazione fisico-virtuale, un amministratore potrà installare View Persona Management sui desktop fisici, quanto l’utente passerà al desktop virtuale (con abilitato il Persona Management) vedrà automaticamente sincronizzati i suoi dati e tutti gli eventuali ulteriori parametri personali
VMware vCenter Operations for View: ulteriore novità, prodotto nato dall’integrazione con i prodotti di management di VMware (vCOps) dedicati ed ottimizzati per gli ambienti VDI. VMware vCenter Operations Manager for View fornisce un monitoraggio end-to-end dei desktop e degli utenti attraverso delle dashboard di facile comprensione per aiutare ad identificare, prevedere e risolvere potenziali problemi.
View Administrator Enhancements: funzionalità create per venire incontro alle necessità di alcuni clienti che utilizzano VMware View in ambienti particolarmente protetti nei quali le scritture su AD sono proibite. Con questa nuova versione di View l’amministratore può impostare una opzione nei parametri di configurazione per riutilizzare un account computer già esistente in AD durante il processo di provisioning.
VMware View Composer server in View 5.1: i miglioramenti sono stati apportati al prodotto per permettere una migliore scalabilità. Ora il prodotto può essere installato in un server stand-alone. L’amministratore potrà inoltre configurare il VMware View Connection Server, attraverso il comando vdmadmin, per inviare gli eventi ad un syslog al posto di usare un database. Non per ultimo i tempi di risposta dell’interfaccia utente sono stati migliorati proprio pensando agli ambienti di grandi dimensioni.
View Administrator Language Support: estesa la localizzazione del View Administrator per i paesi non anglofoni, questa estensione non riguarda la lingua Italiana (supporto per Francese, Tedesco, Giapponese, Coreano e Cinese)
Per maggiori informazioni è possibile:

VMware View 5.1: Abbassamento del TCO, attraverso l'ottimizzazione dello storage

Una novità di View 5.1 è View Storage Accelerator, una tecnologia che riduce il carico di lavoro generato sullo storage sfruttando la memoria dell’host locale quale cache delle richieste di lettura di più desktop, comportamento tipico degli ambienti VDI.
Questa tecnologia sfrutta una funzionalità offerta da vSphere a partire dalla versione 5 e successive, in quanto installata direttamente in ESXi, chiamata Content Based Read Cache (CBRC).
Quando questa funzione viene abilitata per specifiche VM, l’hypervisor scansiona i blocchi dello storage per generare un “indice” del contenuto di tali blocchi. Quando i blocchi sono letti dall’hypervisor vengono collocati nella cache CBCR e tutte le successive letture dei blocchi con lo stesso contenuto verranno servite direttamente dalla memoria.
Questa tecnologia migliora significativamente le performance dei desktop, soprattutto nelle fasi di accensione (boot storms) e  durante le scansioni dell’antivirus (anti-virus scanning storms) quando viene richiesta una grande quantità di blocchi storage in lettura con i medesimi contenuti.
Per maggiori informazioni è possibile:

VMware EUC Portfolio: novità in View 5.1

Il 2 maggio VMware ha annunciato il prossimo rilascio di VMware View 5.1, uno dei pilastri della suite dei prodotti VMware nell’area End User Computing, destinato a rendere a semplificare e rendere più agile la gestione dei desktop nell’era Post-PC.
VMware View 5.1 è stato rilasciato per potenziare le funzionalità del predecessore,  in particolar modo le aree di miglioramento riguardano:
I prodotti saranno disponibili nel Q2-2012
Per maggiori informazioni è possibile:

mercoledì 2 maggio 2012

VMware ThinApp 4.7.1: Release Notes

Il 26 Aprile VMware ha rilasciato ThinApp 4.7.1, aggiornamento che risolve una serie di bug. ThinApp è un prodotto che permette la virtualizzazione delle applicazioni e, nonostante esistano delle raccomandazioni per la creazioni delle bolle applicative, VMware non ha il controllo delle applicazioni rilasciate dagli ISV, è quindi possibile che vi siano casi specifici di insuccesso risolvibili dal team di VMware e dalle nuove release del prodotto.
I bug sono riassumibili in queste categorie:
  • comportamento inaspettato o mancanze all’interno dell’applicazione virtualizzata;
  • errori nell’esecuzione dell’applicazione virtualizzata;
  • errori nella compilazione
In questo articolo vengono citati alcuni dei problemi risolti:
  • Microsoft Word virtualizzato con ThinApp non legge i valori di registro per i parametri internazionali;
  • Accendendo ad una applicazione Web-based per l’invio della posta attraverso Internet Explorer 6 virtualizzato proporrà una lista dei destinatari di posta vuota;
  • Microsoft Office 2010 ora può essere distribuito su sistemi che hanno installato nativamente Office 2010;
  • i pacchetti licenziati con Virtual Microsoft KMS, possono ora funzionare insieme ad altri pacchetti licenziati attraverso il Virtual Microsoft KMS;
  • i pacchetti ThinApp supportano il protocollo SMB 2.0 per l’accesso alla sandbox tra i sistemi operativi Microsoft Windows 7, Windows Vista, Windows 2008 e Windows 2003;
  • un’applicazione ThinApp fallisce quando viene eseguita su un sistema Windows 7 e si imposta la posizione della sandbox in una share di un altro sistema Windows 7;
  • ThinApp non è in grado di avviare l’applicazione WordPad in un sistema Windows 7 virtualizzato;
  • su Microsoft Windows XP, l’applicazione Victor player non identifica i l formato file UDF nel CD presente nel drive, se virtualizzata con le precedenti versioni di ThinApp;
  • lanciando l’applicazione virtualizzata Visual Lighting su un host ESX o una Workstation 7 ed eseguendo una specifica funzione l’applicazione mostra l’errore: “Calculation-Error Message There is not enough virtual memory...”
  • aprendo uno shortcut Windows per una cartella da un’istanza virtualizzata di Internet Explorer 6 l’applicazione mostra l’errore CLASS_E_CLASSNOTAVAILABLE
  • su un sistema a 64 bit, aprendo un file PDF da Firefox virtualizzato su un ambiente a 32 bit , l’applicazione va in crash
  • su Microsoft Windows 7 quando si cerca di creare con ThinApp un pacchetto MSI più grande di 2 GB, la creazione fallisce con il seguente errore: “The system cannot open the device or file specified”
Anche per questa esistono delle “Known Issues” per le quali VMware rimanda alla propria Knowledge Base.
Per maggiori informazioni è possibile consultare la pagina relativa alle note di rilascio disponibile sul sito del produttore.

martedì 1 maggio 2012

Edizioni di vSphere e limiti sul Virtual SMP

Con vSphere è possibile creare una VM con 32 vCPU e 1 TB di vRAM, disponendo di una licenza Enterprise Plus come illustrato nella tabella di comparazione delle edizioni di VMware vSphere. Per quanto riguarda le altre edizioni il limite è di 8 vCPU per VM.

Nella tabella si parla sempre VM a 8 o 32 “way” il che può far sorgere qualche dubbio sul rapporto vCPU e vCore, soprattutto perché l’interfaccia grafica del vSphere Client permette di operare su entrambe i parametri; anche il documento relativo alle configurazioni massime parla di Virtual SMP anche se oggi con le architetture multi-core e hyper-threading sarebbe più opportuno parlare si SMT.

E’ quindi possibile creare una VM con più di 8 core senza una licenza Enterprise Plus? Come dimostrano le immagini riportate le risposta è negativa.

martedì 24 aprile 2012

Utilizzare vCops con vSphere Essentials, Essentials Plus o Standard

Il deployment della vApp di vCenter Operations Manager 5.0, richiede la presenza di un cluster con DRS oppure un host fuori dal cluster e gestito via vCenter, dato che la VAPP è anche un Resource Pool.
 
Visto che non è possibile creare i Resource Pool in un Cluster solo con vSphere HA questo escluderebbe l’uso di vCops per le edizioni Essentials Plus o Standard di vSphere, rendendolo un prodotto utilizzabile solo con le edizioni Essentials, Enterprise ed Enterprise Plus
Paradossalmente per l’edizione vSphere Essentials questo limite non si applica perché le vApp possono essere create anche sul singolo host (se agganciate ad un vCenter), mentre come anticipato i kit Essentials Plus e Standard includono le funzionalità di vMotion e vSphere HA ma non DRS
Questo articolo fornisce un workaround per l’uso di vCenter Operations Manager per gli ambienti che dispongono solo di un cluster con vSphere HA.
Per procedere è raccomandato avere almeno 3 host per evitare di interrompere, anche se temporaneamente, la copertura della protezione di HA. Come procedere:
  • rimuovere uno degli host dal cluster;
  • eseguire il deploy della vApp di vCenter Operations Manager, specificando l’uso di IP statici (l’uso di IP statici è un requisito per questo workaround);
  • ricollocare l’host con la vApp all’interno del cluster, operazione che mostrerà il warning relativo alla distruzione della vApp (ma non delle VM);
  • proseguire ignorando l’errore
Lo spostamento dell’host ESXi nel cluster, con la conseguente distruzione della vApp, ha portato ad avere nell'inventario del cluster2 VM, la “UI virtual machine” e la “Analytics virtual machine”. L’assenza “dell’involucro” offerto dalla vApp non impatta sul funzionamento di vCops, anche se alcune attenzioni sono richieste: ad esempio  sull’ordine di accensione e spegnimento delle VM, compito prima gestito dalla vApp.
Per la fase di spegnimento è necessario procedere con lo spegnimento della “UI virtual machine” aspettare 10 minuti e procedere con lo spegnimento della “Analytics virtual machine” eseguendo l’operazione inversa per la fase di accensione.
Per maggiori informazioni consultare la KB 2013695

venerdì 13 aprile 2012

Fabio Rapposelli parla di SSD al #VMUGIT (Parte 4 di 4)

Ciao a tutti,
Ultima parte (di 4) del video sulla tecnologia SSD:
speaker Fabio Rapposelli
Enjoy

 

Questo video conclude la serie " Fabio Rapposelli speech on SSD technology".

Non dimenticatevi di partecipare alla vRAFFLE che ho indetto sul mio blog Virtualaleph


cheers
\mf

giovedì 12 aprile 2012

Utilizzare più NIC per VMotion

In un precedente articolo si era parlato dei miglioranti per VMotion con vSphere 5, in questo articolo si parlerà di come utilizzare più NIC per VMotion, non solo per ridurre il tempo necessario allo spostamento delle VM, ma anche per spostare VM di grandi dimensioni.
Se configurato adeguatamente ESXi può spostare le VM utilizzando più schede di rete; ovvero il servizio potrà sfruttare più initiator e più target durante lo spostamento, a patto che esistano più NIC sia sull’host di partenza che su quello di destinazione. Il primo task viene eseguito dal vCenter che controlla ogni host e determina la banda complessiva disponibile per VMotion, alcuni esempi:
  • se l’host di partenza ha 1 NIC da 1 GbE così come l’host di destinazione allora verrà aperta una sola connessione
  • se l’host di partenza ha 1 NIC da 1 GbE mentre l’host di destinazione ha 2 NIC GbE verrà comunque aperta una sola connessione
  • se l’host di partenza ha 3 NIC da 1 GbE mentre l’host di destinazione ne ha 1 da 10 GbE, allora verranno aperte 3 connessioni verso l’unica scheda dell’host di destinazione
  • se l’ho di partenza ha 15 NIC 1 GbE e quello di destinazione ha 1 NIC 10 GbE e 5 da 1 GbE allora 10 connessioni verranno aperte verso la sceda 10 GbE e altre 5 verso le schede rimenamenti per un totale di 15 connessioni.
Va ricordato che come best practices si dovrebbe evitare mix di NIC per un servizio (VMotion in questo caso) ma soprattutto gli host dovrebbero avere un layout, a livello di periferiche di I/O, simile fra d loro.
Per permettere a VMotion di sfruttare più NIC è necessario configurare opportunamente le porte VMkernel del Virtual Switch (vmknic) legandole a specifiche porte fisiche (vmnic). In caso di switch con team di schede sarà necessario lavorare a livello di portgroup puntando alla scheda “NIC Teaming”. Questa operazione è fattibile sia per gli standard Virtual Switch che per i Distribuited Virtual Switch (dvs)

Nell'immagine le NIC non legate alla porta VMkernel sono state spostare nell'area"Unused Adapters", è anche possibile classificarle come "Standby Adapters".
Con questa configurazione anche per lo spostamento di una VM verranno impegnate più NIC. Se si usano vengono utilizzati i dvs e non si hanno dei link dedicati a VMotion, è possibile prendere in considerazione l’uso della funzionalità Network I/O Control per prevenire che VMotion saturi tutta la banda a disposizione.
Per maggiori informazioni è possibile consultare:

martedì 10 aprile 2012

Fabio Rapposelli parla di SSD al #VMUGIT (Parte 3 di 4)

Ciao a tutti,
Terza parte (di 4) del video sulla tecnologia SSD:
speaker Fabio Rapposelli
Enjoy

 

Rimanete sintonizzati per l'ultimo video " Fabio Rapposelli speech on SSD technology".

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cheers
\mf

lunedì 9 aprile 2012

Fabio Rapposelli parla di SSD al #VMUGIT (Parte 2 di 4)

Ciao a tutti,
Seconda parte (di 4) del video sulla tecnologia SSD:
speaker Fabio Rapposelli
Enjoy

 

Rimanete sintonizzati per gli altri due video " Fabio Rapposelli speech on SSD technology".

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cheers
\mf

Fabio Rapposelli parla di SSD al #VMUGIT (Parte 1 di 4)

Ciao a tutti,
Prima parte (di 4) del video sulla tecnologia SSD:
speaker Fabio Rapposelli
Enjoy

 

Rimanete sintonizzati per gli altri tre video " Fabio Rapposelli speech on SSD technology".

Non dimenticatevi di partecipare alla vRAFFLE che ho indetto sul mio blog Virtualaleph


cheers
\mf

venerdì 6 aprile 2012

Spegnere una VM attraverso la CLI

Lo spegnimento di una VM è un’attività abbastanza ordinaria che  spesso viene eseguita direttamente dalla GUI del vSphere Client. In  alcune condizioni è possibile che il comando di spegnimento lasci la VM  in uno stato “ambiguo” nel quale non è concessa nessuna azione legata  allo stato di power.

In questo articolo vengono analizzati 4 metodi per spegnere una VM con la linea di comando via ssh. Prima di procedere è necessario abilitare SSH sull’host ESXi attraverso la DCUI (Direct Console User Interface).
Uso del comando ESXCLI
  • Lanciare il comando “esxcli vm process list”  per ottenere la lista delle VM che sono in esecuzione sull’host, magari  aiutandosi con il comando grep per filtrare l’elenco indicando il nome  della VM
  • Individuata la VM da spegnere eseguire il comando “esxcli vm process kill --type=hard --world-id=” ID trovato dal comando precedente
L’opzione --type  (oppure –t) ha le seguenti opzioni: hard, soft, force
Per maggiori informazioni sul comando è possibile accedere alla pagina d’aiuto del comando.
VS5-esxcli-vm.jpg
Uso del comando vim-cmd
  • Ottenere  la lista delle VM accese sul server ESX lanciando il comando “vim-cmd  vmsvc/getallvm”, anche in questo caso è possibile introdurre un filtro  utilizzando grep
  • Dalla lista mostrata è necessario appuntarsi il Vmid della macchina che si desidera spegnere, lanciando il comando “vim-cmd vmsvc/power.off
È  possibile anche indagare sullo stato di power della macchina  utilizzando il comando “vim-cmd vmsvc/power.getstate” oppure fare lo  shutdown con il comando “vim-cmd vmsvc/power.shutdown”.
VS5-vim-cmd.jpg
Uso del comando kill
L’uso del comando kill è sconsigliato in quanto si corre il rischio di chiudere un processo non appartenete alla VM.
  • Tutto inizia con l’esecuzione del comando “ps –u |grep ”,  che rende la lista dei processi inerenti alla VM. La lista mostra l’ID  del processo ed il Parent ID. L’esecuzione di un ulteriore comando si  Process Status (ps) filtrato sul PID è fatto per maggiore sicurezza.
  • Accertati del PID di procede con il comando “kill
VS5-kill.jpg
Uso di esxtop
  • Come per il comando kill anche l’uso di esxtop per killare un processo è potenzialmente pericoloso. Lanciare “esxtop” e premere “f” per aggiungere il campo LWID (Leader World Id World Group Id) corrispondente alla lettera c. Individuata la VM da spegnere è necessario appuntarsi il codice LWID, premere la lettera k (kill) e immettere LWID.
VS5-esxtop.jpg
Per maggiori informazioni è possibile consultare la KB 1014165